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AppLink Mobility Challenge: intervista Doug Nicoll

Doug Nicoll di Ford of Europe, in occasione dell'AppLink Mobility Challenge, ci spiega la visione del gruppo in termini di mobilità innovativa e connessa.

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L’AppLink Mobility Challenge di Berlino ha rappresentato l’occasione per una full immersion su tutto ciò che riguarda la mobilità, a 360 gradi. Organizzato da Ford, l’evento ha chiamato a sé sviluppatori da tutto il mondo, alla ricerca di idee, progetti e soluzioni capaci di evolvere il modo di viaggiare su quattro ruote (e non solo), soprattutto in ambito urbano.

Il contributo fornito dalle realtà di terze parti, siano esse aziende, programmatori, istituzioni ecc. è di fondamentale importanza per la creazione di un ecosistema connesso, innovativo, sostenibile e sicuro. Si è parlato di mobilità multimodale, di guida autonoma, dell’evoluzione delle piattaforme dedicate all’infotainment, del rapporto tra gli automaker e gli enti governativi. Nell’occasione abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Doug Nicoll di Ford of Europe, chiedendogli quale sia la direzione intrapresa dal gruppo e quali le prospettive future.

Intervista a Doug Nicoll

In che modo sta avvenendo la transizione fra i sistemi di infotainment più tradizionali verso quelli indirizzati alle connected car?

Abbiamo iniziato con la navigazione di base, che poi è evoluta con l’integrazione delle informazioni sul traffico. Lo step successivo ha portato ad equipaggiare sensori e componenti in grado di connettersi con gli altri veicoli, oltre che con la città, per raccogliere ed elaborare dati sul contesto in cui ci si trova e offrire possibilità come il planning di un viaggio. Ad esempio, già da tempo posso disporre di aggiornamenti in tempo reale relativi traffico che c’è sulla strada che va da casa mia al posto di lavoro, ma ora so anche dove troverò un parcheggio libero, così da avere un quadro più completo dello spostamento.

In base alla fascia oraria posso decidere di affidarmi ad altri mezzi come treno o metropolitana per raggiungere la destinazione, così da evitare traffico e code. Posso sapere dove parcheggiare per cambiare servizio e rendere più efficiente il viaggio.

È dunque un concetto di mobilità che va oltre l’automobile.

Sì, di tipo olistico. Noi la chiamiamo mobilità multimodale.

A proposito delle app, quanto è importante il contributo fornito dagli sviluppatori di terze parti?

Personalmente, mi affido ad aziende di terze parti per portare avanti i miei progetti e posso dirti che c’è una grande contaminazione di idee. Collaboriamo con molte persone e molte realtà, anche ONG e istituzioni. Poter contare su così tanti punti di vista ci aiuta a migliorare nella realizzazione dei progetti e dei servizi.

In merito alle self-driving car, secondo te è davvero possibile spiegare a qualcuno che guida da quarant’anni che una vettura senza volante è meglio?

È una domanda corretta. La tecnologia attuale legate alla guida autonoma rappresenta solo una parte di quello che sarà in futuro. Serviranno innanzitutto nuove policy stabilite dai governi per consentire alle self-driving car di circolare. Io ho testato queste vetture e ti assicuro che è un po’ strano.

Sto pensando, ad esempio, a mio padre. Come glielo posso spiegare?

Hai ragione. Ci sono ricerche a questo proposito. È qualcosa che riguarda la psicologia.

Stiamo parlando di un cambiamento culturale?

Sì, richiede un cambiamento. Bisogna spiegare alle persone quali sono i reali vantaggi, ma anche dimostrare che si tratta di una tecnologia sicura. Effettivamente, è una delle sensazioni più strane al mondo quando qualcuno ti dice: “Ok, togli le mani dal volante”, ma funziona. È necessario costruire un rapporto di fiducia.

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