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Lo streaming nella classifica FIMI degli album

Da questa settimana le riproduzioni in streaming saranno conteggiate nelle classifiche degli album stilate dalla Federazione Industria Musicale Italiana.

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L’industria discografica sta cambiando, abbracciando il progresso tecnologico e metodi di fruizione inediti come lo streaming, riportando al tempo stesso in auge il glorioso formato del vinile. L’ennesima dimostrazione della metamorfosi in atto arriva dalla Federazione Industria Musicale Italiana, che annuncia una nuova modalità di conteggio per la classifica Top of The Music by FIMI/GfK relativa agli album.

A partire da venerdì 7 luglio anche i dati relativi allo streaming su tutte le piattaforme attive nel nostro paese saranno considerati al fine di stilare la chart, così come i download e le vendite dei dischi fisici. FIMI adatta così i propri criteri di valutazione per rispecchiare al meglio i modi scelti dagli italiani per l’ascolto della musica: servizi come Spotify, Apple Music, Google Play Musica e Deezer, complice anche una diffusione sempre più capillare dei dispositivi mobile, costituiscono il portale d’accesso ai dischi, ai singoli e alle playlist per un numero in costante crescita di utenti. Queste le parole di Enzo Mazza, CEO FIMI.

L’integrazione dello streaming nella classifica album, segue quanto già avvenuto per i singoli digitali, in un mercato di ascolti sempre più integrati in cui l’acceso ai contenuti musicali non sembra poter essere limitato ad un solo tipo di supporto, ma richiede la capacità di osservare e riflettere il consumo reale e l’andamento effettivo del mercato. Questo genere di integrazione, sarà ovviamente considerata anche ai fini delle assegnazioni delle certificazioni oro e platino.

Nel corso del 2016 è stato registrato un incremento pari al 30% dello streaming in Italia. Segno positivo anche per i ricavi derivanti dalle formule di abbonamento (+40%), che ad oggi rappresentano il 51% dei profitti legati al segmento digitale. A confluire nella classifica FIMI saranno i dati rilevati da GfK Retail and Technology Italia.

Nel dettaglio, una riproduzione in streaming viene considerata valida ai fini del conteggio a patto che abbia una durata superiore ai 30 secondi, indipendentemente dal fatto che l’utente sia di tipo premium oppure che ricorra a una formula free supportata da inserzioni pubblicitarie. Sono inclusi anche gli ascolti via radio e sulle piattaforme video come YouTube.