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Bruxelles vuole più impegno contro l’hate speech

La Commissione ha presentato i principi e gli orientamenti per le piattaforme online per rafforzare la prevenzione e la rimozione dei contenuti illeciti.

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La Commissione Europea ha presentato alle aziende tech gli orientamenti e principi che considera utili per rafforzare la prevenzione, l’individuazione e la rimozione proattivi dei contenuti illeciti «che incitano all’odio, alla violenza e al terrorismo». Ne aveva già parlato il presidente Juncker nella sua lettera di intenti lo scorso 13 settembre, ora Bruxelles scrive pubblicamente a Facebook, Twitter, Google, Microsoft e loro colleghi per spostare ancora l’asticella.

L’approccio della Commissione è sia normativo che persuasivo: nella prima categoria genericamente legata al mercato digitale e i suoi lati comunicativi vanno annoverate le direttive sulla lotta alla pedopornografia, quella sul terrorismo, le proposte di riforma sul diritto d’autore e la direttiva sui servizi di media audiovisivi; per la seconda categoria, tutto è nato col codice di condotta (pdf) firmato l’anno scorso dalle aziende tecnologiche della Silicon Valley, che di fatto sosteneva la necessità di individuare delle azioni comuni. Va ricordato che esiste già una prima rendicontazione dei risultati del primo anno di applicazione del codice e ha dimostrato che i social network stanno mantenendo gli impegni: la percentuale di accoglimento delle notifiche per contenuti violenti ormai sfiora il 60%.

Si avvertono ancora sfumature di giudizio nei diversi commissari coinvolti, ad esempio è più diplomatico Andrus Ansip, vice presidente e responsabile per il Mercato unico digitale, quando afferma che l’UE sta lavorando «facendo in modo che sia più facile per le piattaforme adempiere il proprio dovere, in stretta cooperazione con le autorità di contrasto e con la società civile», mentre è più acceso l’atteggiamento di Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali, che invece ricorda come in oltre il 28% dei casi le piattaforme online impiegano più di una settimana per rimuovere i contenuti illeciti, perciò «trasmettiamo loro un chiaro segnale affinché agiscano in modo più responsabile». Il primo è sicuramente più attento al tema della libertà di espressione, la seconda più aggressiva sulle responsabilità. A metà strada si trovano altri commissari che hanno lavorato sul documento, ad esempio Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, e Julian King, Commissario responsabile della Sicurezza.

Cosa prevedono le linee guida

Come primo passo per contrastare efficacemente la pubblicazione di contenuti illeciti online, la Commissione propone strumenti comuni per individuare, rimuovere e prevenire rapidamente e “in modo proattivo” la loro ricomparsa. Si tratta di tre impegni circostanziati:

Flagger. Le piattaforme online dovrebbero cooperare più strettamente con le autorità nazionali competenti, designando punti di contatto a cui ci si possa rivolgere rapidamente per rimuovere i contenuti illeciti. Si pensa a flagger attendibili, vale a dire servizi specializzati con conoscenze specialistiche su quali siano i contenuti illeciti (simile al modello di segnalatori di terze parti sulle fake news a cui lavorano Facebook e Google).

Rimozione veloce. La parte sempre più delicata: i contenuti illeciti dovrebbero essere rimossi il più rapidamente possibile, ed essere eventualmente soggetti alla rimozione entro tempi specifici, se possono causare gravi danni, come nel caso dell’istigazione a commettere atti terroristici. La questione della fissazione di tempi specifici per la rimozione sarà oggetto di ulteriore analisi da parte della Commissione, perché, quasi superfluo spiegarlo, una politica ristrettiva delle piattaforme significa incitarle a diventare dei tribunali, cosa che non sono e non dovranno mai essere. Ecco perché nel documento si precisa che le società del web dovrebbero introdurre anche garanzie per prevenire il rischio di rimozione di contenuti leciti.

Prevenzione. le piattaforme dovrebbero adottare misure dissuasive per evitare il caricamento ripetuto di contenuti illeciti da parte degli utenti. La Commissione «incoraggia vivamente» l’ulteriore utilizzo e sviluppo di strumenti automatici per prevenire la ricomparsa di contenuti già rimossi. Cosa significhi esattamente, però, non è chiaro e ci sarà bisogno di lavorarci.

Per il momento la Commissione attenderà nuovi risultati fino al mese di maggio 2018, poi considererà l’opportunità di introdurre norme legislative inedite o integranti.

Domande e risposte sull’iniziativa della Commissione Europea

Perché le piattaforme online dovrebbero assumersi maggiori responsabilità?

Internet è un esempio supremo di dual use: incrementa la conoscenza umana, ma aiuta allo stesso tempo la propaganda terroristica, incoraggia i discorsi xenofobi e razzisti che incitano alla violenza; secondo il governo europeo, le piattaforme online, per la dimensione e l’impatto che hanno raggiunto, devono sentire una crescente responsabilità sociale in termini di protezione degli utenti e della società nel suo complesso e di prevenzione dello sfruttamento della Rete da parte dei criminali. Attenzione, però: nessun enforcement come si trattasse di violazione di trattati commerciali: l’Unione cerca di stimolare un’azione volontaria di questa industria, purché sia «energica ed efficace».

Quanto rapidamente ed efficacemente vengono eliminati i contenuti illegali, oggi, in Europa?

Secondo le ultime ricerche, l’allontanamento di discorsi illegali in genere è aumentato dal 28 al 59 per cento. Sebbene siano stati osservati alcuni miglioramenti nella velocità di rimozione, il 28% avviene però in un periodo di circa una settimana. La Commissione ha concordato un codice di condotta specifico anche su questo, e bisogna dire che nel quadro del forum Internet dell’UE per la lotta contro il contenuto terroristico è emerso come circa l’80-90% dei contenuti segnalati da Europol è stato eliminato subito. Nel contesto del materiale pedopornografico, il sistema INHOPE ha un’efficenza di rimozione del 91% entro 72 ore, con 1 elemento su 3 rimosso entro 24 ore. È Bruxelles stessa, insomma, a smentire il luogo comune di una Rete far west e di piattaforme indifferenti.

Perché la Commissione propone nuovi orientamenti?

Attualmente, non esiste in Europa un approccio armonizzato e coerente alla rimozione dei contenuti illegali. È convinzione della Commissione che un approccio coerente svilupperebbe meglio il mercato digitale, in un senso legale, e più comodo anche per gli operatori. Da questo punto di vista, questa ambiente renderebbe meno “pesante” rispettare poche, chiare norme di responsabilità per quanto riguarda la lotta contro i contenuti illegali, tra buone pratiche, cooperazione e naturalmente coinvolgimento delle autorità nazionali (un esempio classico è il diritto all’oblio).

Fonte: Commissione Europea • Notizie su: