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Microsoft non si divide

La Corte d'appello della Columbia annulla il giudizio di primo grado che condannava Microsoft allo smembramento: accolta l'accusa di pazialità del giudice distrettuale Jackson.

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Il giudizio di 19 stati americani contro Microsoft, imputata di comportamento monopolistico, si è concluso giovedì con la rimozione del giudice distrettuale Thomas Panfiel Jackson. La Corte d’appello ha esonerato uno dei 14 componenti della Corte della Columbia dalla causa antitrust contro la casa di Redmond per l’eccessiva animosità dimostrata nei confronti di Gates e della sua azienda nel corso del giudizio di primo grado.
È contenuta in 125 cartelle la decisione con cui la Corte d’appello manda a monte la condanna di smembramento del gigante dell’informatica, pronunciata dalla Corte distrettuale di primo grado il giugno del 2000.

L’ultima decisione è di quelle memorabili per l’azienda di Gates che, dopo quattro anni di tribolazione, la scampa bella sospetto di violazione delle leggi antitrust, per aver abbinato la distribuzione del browser di casa Microsoft, l’Internet Explorer, con il proprio OS: il Windows 95 e Windows ’98.

Malgrado l’annullamento del giudizio di primo grado, l’argomentazione di monopolio della Microsoft resta azzoppata solo a metà ma non per questo sminuisce la vittoria della casa di Redmond. La decisione è stata travolta dalle dichiarazioni inopportune di Jackson a svariati giornali in cui Gates è stato liquidato dal giudice distrettuale come una sorta di megalomane («uno che si crede Napoleone») ed in cui l’entourage di Gates e l’impero Microsoft in genere non ne esce fuori meglio del suo fondatore.

Il merito delle argomentazioni per comportamento anti-monopolistico però non sono state intaccate. Anzi, c’è chi vede nella decisione della Corte d’appello una sorta di riconferma delle pratiche monopolistiche di Microsoft e guarda all’annullamento come ad un puro difetto procedurale dovuto all’offuscamento dell’imparzialità del giudice Jackson.

Solo che nell’ultimo anno nella casa molta acqua è passata sotto i ponti e con essa dovrà fare i conti il nuovo Tribunale distrettuale che dovrà celebrare il processo contro Microsoft allestito dal 1997.

Alcune delle novità vengono dallo stesso colosso dell’informatica che si prepara a lanciare il prossimo 25 ottobre Windows XP, che già tanto ha fatto riprendere la discussione sulla tendenza dell’azienda di Gates ad ingurgitare il Web. L’ultima polemica ha riguardato la furiosa discussione circa l’introduzione nel nuovo OS degli Smart-Tag, di comandi contenuti in Explorer 6 , in grado di rieditare i siti introducendo link che conducono ad indirizzi web collegati al network di Microsoft. La mossa di Microsoft di ritornare sui suoi passi non basterà a placare le voci critiche contro l’azienda di Gates. Nel prossimo futuro di Microsoft c’è il lancio di una piattaforma .Net, anch’essa a forte odore di monopolio.

Ma non è solo più accresciuto il ruolo e la presenza dell’azienda di Gates quanto è mutato il clima generale dal momento in cui è nato il processo antitrust: all’intransigente amministrazione Clinton si è sostituito il morbido governo Bush, piuttosto ben disposto nei confronti del colosso dell’informatica.

Ancora, il balzo della borsa di Wall Strett. Subito dopo la sentenza, i titoli della Microsoft sono stati sospesi per eccesso di rialzo. Quanto basta a dare l’idea che dietro la ripresa di Microsoft corra il recupero del mercato borsistico Hi-Tech.

Se le argomentazioni, che da quattro anni a questa parte non hanno fatto dormire sonni tranquilli in quel di Redmond, sono rimaste immutate bisognerà vedere come giocano tutti gli altri elementi che nel frattempo sono sopraggiunti.