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Google mi ha ammazzato il sito!

Un noto blog americano chiude i battenti per crollo di traffico. Di chi è la colpa? Forse di un misterioso bug di Google. Scopriamo insieme cos'è il Pagejacking e perchè i blog sono la nuova frontiera degli spammer.

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Questa che stiamo per raccontare è una storia piccola piccola. Non riguarda
un colosso dell’IT, ma un blog e il suo autore senza nome. Una storia minima,
si diceva, eppure interessante, perché in grado di farci comprendere meglio
certi meccanismi del web di oggi.

Nel panorama dei blog americani Daze
Reader si è guadagnato negli anni una certa fama. Il motivo è semplice: è stato uno dei primi sex blogs a comparire in rete. Niente pornografia. Tante foto di belle fanciulle scollacciate, ovviamente, ma soprattutto curiosità boccaccesche a iosa e sapidi commenti sul variegato universo dell’erotismo. Arriva il successo, misurato in termini di utenti visitatori e pagine viste. Con il traffico che cresce arriva l’advertising. E arrivano pure i soldi. Non certo i miliardi, ma si tratta pur sempre di una fonte di guadagno che il tenutario definisce ‘significativa’.

Tutto avviene grazie a Google. Come ogni blog Daze Raeder ha la sua schiera di lettori fedeli, quotidiani, ma la gente arriva da quelle parti soprattutto seguendo i link del motore di ricerca. Che si tratti delle avventure di Paris Hilton o della spallina cascante di Janet Jackson, i post di Daze si piazzano puntualmente tra i primissimi risultati.

Non c’è da stupirsi. Google ama i blog. Li premia e li esalta. Le modalità di pubblicazione e relazione tra questi siti ricchissimi di link in entrata e uscita sembrano tagliate su misura per adattarsi ai meccanismi di misurazione del page rank. Lo dimostrano ‘giochetti’ come il googlebombing ma anche affari da 450 milioni di dollari. Parliamo della recente acquisizione dei siti/blog di About.com da parte del New York Times. Cosa se ne fa l’editore del più prestigioso quotidiano del mondo di quella massa enorme e spesso caotica di siti tematici? Non vuole certo i contenuti. Vuole invece l’expertise maturato da quella società
nell’ottimizzazione per i motori di ricerca. Un tallone d’Achille per il NYT e
per tanti altri siti di informazione.

Ma torniamo a Daze Reader. Il 4 marzo, interrompendo un inconsueto periodo di silenzio, pubblica un post di addio. Chiude, almeno momentaneamente. Perché? Dal 17 dicembre, improvvisamente, ha smesso di ricevere traffico da Google. Il calo è del 90% su base quotidiana. Last but not least,
il tracollo è anche finanziario. Addio introiti pubblicitari. Come è potuto accadere? Il problema ha un nome astruso: Google 302 Pagejacking. Vediamo brevemente di cosa si tratta.

302 si riferisce ad uno dei tanti codici HTTP restituiti da un server web.
È uno dei ‘parenti’ del più noto 404, quello che ci avvisa se la
pagina da noi richiesta non è presente sul server. Il codice 302 è associato invece ad un metodo di reindirizzamento temporaneo. Viene usato quando una certa pagina viene spostata momentaneamente su un altro sito. Qualcuno ha però scoperto che Google potrebbe essere affetto da qualche misterioso bug nella gestione di questo meccanismo. E ne ha approfittato prontamente. Usando tecniche particolari e creando una pagina ad hoc che reindirizza l’utente ad un altro sito, si ottiene il risultato di far credere a Google che il sito ‘vero’ e ‘originale’ sia rappresentato da questa pagina fasulla. Un sistema che, se usato per fini malevoli, potrebbe distruggere il ranking maturato su Google. Quello che è accaduto a Daze Reader. Bisogna dire che anche Yahoo è stata colpita da questo bug nei mesi scorsi e che ha immediatamente preso le opportune contromisure. C’è pertanto da credere che lo stesso possa avvenire per Google.

A prescindere dai dettagli tecnici (interessanti spunti si possono rintracciare nel Forum di HTML.it), comunque, la vicenda è l’ennesima conferma del ‘potere’ di uno strumento come Google. Oggi ti porta alle stelle, domani può farti precipitare nel baratro. Chiaramente, in sé e per sé, la tecnologia del motore di ricerca è neutrale, non è fatta per svantaggiare o premiare a priori questo o quel sito. Il problema, annoso, risiede nelle pratiche non sempre trasparenti di certi webmaster o professionisti dell’ottimizzazione
che possono tranquillamente essere equiparati ai peggiori spammer. Viste le premesse cui si accennava qui sopra, ad esempio, non poteva sfuggire a costoro la potenzialità di uno strumento come i blog. Lo sanno bene quelli che vedono i loro commenti invasi da link agli stessi siti che insozzano la nostra casella di posta. Tutto per guadagnare, grazie ai blog, qualche punticino di page rank. Non è un caso che nell’ultima rilevazione sullo stato della blogosfera rilasciata da Technorati uno dei fenomeni più marcati sia la crescita del cosiddetto blog spam: la creazione massiccia e automatizzata dall’utilizzo di robot di blog fasulli, nati solo come contenitori di link ad uso e consumo di Google. Qualcuno dice che è fatale, che è nella natura umana approfittare per fini non sempre puliti delle potenzialità offerte dalla tecnologia. Forse è vero. Certo è che si tratta di un lato della natura umana davvero antipatico e odioso.