iPhone, parla l’avvocato del diavolo

L’iPhone , 24 ore più tardi, lascia trasparire i suoi primi difetti. Batteria scarsa, touchscreen da testare, filosofia chiusa che lascia qualche perplessità. Gli entusiasmi si smorzano appena, ma intanto il titolo AAPL vive l’ennesima giornata d’oro

Non è tutto oro quel che luccica. Sicuramente l’iPhone luccica molto, così come luccicano gli occhi dei tanti che, a poche ore dalla presentazione del telefono con la mela, già si promettevano clienti sicuri e fedeli: portafoglio alla mano, il solo ostacolo era l’attuale indisponibilità di un prodotto presentato ora ma disponibile solo a metà/fine anno.

Il giorno dopo molte cose cambiano. I riflettori si sono spenti e Steve Jobs non è più sul palco, le azioni AAPL hanno raggiunto cifre importanti e non si sa se sia ancora utile acquistare, la concorrenza ha snobbato strategicamente la questione, ma soprattutto iniziano ad alzarsi le prime concrete voci contrarie: l’avvocato del diavolo si è preso 24 ore per sentenziare, ma ora affonda il colpo con sicurezza.

Due blog, l’uno che linka l’altro, entrambi che raccolgono in pochi punti una serie di validi motivi per cui l’iPhone non sarebbe il gingillo della rivoluzione. Inizia Paul Pedrosky, il quale elenca 5 punti negativi sul suo blog tra i quali il rapporto monolitico con Cingular e l’idea di un sistema chiuso (sull’iPhone, come già suggerito anzitempo da Pietro Saccomani per Voipblog, a quanto pare non potrà girare software di produzione terza). Quest’ultimo punto viene giudicato con somma severità in quanto il futuro deve essere in una piattaforma e la chiusura verso l’esterno non può che annichilire l’apporto che gli sviluppatori potrebbero invece apportare.

Pedrosky non esita a definire l’iPhone una “vaporware” story, proponendo con ciò una teoria specifica: perchè Apple avrebbe dovuto annunciare con così largo anticipo il suo telefono, se poi in verità lo renderà disponibile solo tra un semestre? Tesi: qualcun’altro avrebbe potuto anticipare Apple e a Cupertino il sottile gusto dell’arrivare prima potrebbe aver consigliato di accelerare i tempi. Scelta peraltro azzeccata e ne è dimostrazione il +11% complessivo in 48 ore di quotazione.

«Ero molto più eccitato per l’iPhone ieri di quanto non lo sia oggi»: così Robert Scoble esordisce in giornata. Il noto blogger ex-Microsoft aggiunge alcuni punti importanti alla critica di Pedrosky. Innanzitutto la videocamera è al di sotto degli standard del momento: soli 2 megapixel, niente zoom e niente flash. Anche il touchscreen lascia qualche perplessità, ma in questo caso solo una prova sul campo può restituire la verità sulla tecnologia in uso. Inoltre non c’è GPS, strumento che sui telefonini Nokia in uscita (l’N95 costituisce un buon termine di paragone) risulta essere incorporato di default.

Dulcis in fundo, in caso di riproduzione video le batterie sarebbero in grado di reggere per due sole ore, al termine delle quali ci si trova senza telefono, senza internet, senza nulla: un collo di bottiglia, all’apparenza, esageratamente limitativo (a onor di cronaca nei commenti al post alcuni utenti respingono la tesi sulle batterie estendendo a cinque le ore di durata in condizione di pieno utilizzo).

Le voci dei due blogger si aggiungono agli elementi negativi già proposti da Engadget: niente 3G, niente sincronizzazione wifi, niente memoria espandibile, niente batteria removibile, nessun supporto per Exchange o Office. Ed è così che nella giornata di ieri RIM e PALM hanno visto i titoli tornare al rialzo dopo la brutta batosta immediatamente conseguente alla presentazione del Macworld.

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