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Storia Apple: la prima generazione di iBook

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Nel 1998, al lancio dell’iMac, Steve Jobs spiegò la sua intenzione di razionalizzare le linee di prodotti dividendo desktop e portatili in consumer e professional.

Erano così previste 4 linee di prodotti: iMac, PowerMac, PowerBook e un portatile consumer dal nome ancora non definito.

Nel luglio dell’anno successivo, quando il primo portatile economico fu presentato al pubblico, Jobs decise di chiamarlo iBook in modo da avere un nome che ricordasse l’iMac, ma allo stesso tempo anche la fascia dei portatili professionali PowerBook.

iBook era infatti frutto dell’applicazione dell’idea di iMac al mondo dei portatili.

Nel primo spot presentato alla stampa era definito “iMac to go” e in effetti le similitudini tra i due prodotti erano moltissime!

Innanzi tutto il design era qualcosa di incredibilmente innovativo e allo stesso tempo ricordava inequivocabilmente il case del primo iMac.

Il case, definito a conchiglia, presentava una comoda maniglia a scomparsa, era arrotondato e costituito dello stesso policarbonato che era alla base dei nuovi case di iMac e PowerMacG3 Blu e Bianchi.

Era piuttosto pesante, con i suoi 3 Kg, ma era estremamente solido, ideale per assorbire senza danni le incurie di un utente “distratto”.

Nella sua prima versione era disponibile in due colori: Bluberry (azzurro) e Tangerine (arancione).

Analogamente all’iMac non aveva nè il lettore floppy, nè porte SCSI.

Integrava un processore G3 da 300MHz, un hard disk da 10GB, un piccolo monitor LCD a 12,1″, un modem 56K, una porta USB, un lettore CD e una porta ethernet 10/100B-T.

Una grande novità presente nell’iBook era una scheda grafica con accelerazione 3D basata su AGP che, pur non essendo potentissima, rendeva possibile l’esecuzione della maggior parte dei giochi 3D in commercio.

iBook fu anche il primo portatile a integrare le antenne per la rete WiFi Airport, utile soprattutto a livello educativo perchè permetteva di realizzare una rete di computer portatili con una spesa relativamente molto bassa.

La cura dei dettagli di questo computer lasciò tutti stupefatti. Basti pensare che anche l’alimentatore esterno era arrotondato e decorato.

La scheda madre era stata progettata in modo da abbattere i costi di produzione e i componenti interni erano standard di mercato; questo permise di diminuire sensibilmente il costo finale della macchina.

Al lancio costava 1599 dollari, molto meno dei modelli professionali.

Tra l’annuncio e la consegna dei primi modelli passò tutta l’estate e le prime macchine arrivarono appena in tempo per l’inizio della scuola, con grande sollievo dei moltissimi studenti americani che lo avevano prenotato per utilizzarlo a scuola.

All’inizio dell’anno successivo Apple si limitò a ritoccare i modelli già presentati aumentando la RAM di serie e presentando un nuovo modello chiamato iBook Special Edition.

Il nuovo modello sfoggiava un case Graphite (grigio) molto più serio ed era equipaggiato con un processore a 366MHz. Era venduto a 1799 dollari.

Verso la fine dello stesso anno, invece, arrivarono le prime grosse novità.

Da molti mesi Apple aveva sperimentato con enorme successo l’introduzione delle porte FireWire 400 sugli iMac.

Inizialmente le FireWire 400 erano state riservate alle macchine professionali, ma Jobs notò la loro importanza quando le rese disponibili negli iMac che con queste porte di connessione si erano trasformati nel più economico studio di montaggio del video digitale.

Così a settebre del 2000 furono presentati anche i nuovi iBook con una porta FireWire. Il montaggio di video digitale “on the road” non era più riservato alla fascia professionale.

Per l’occasione alla Apple decisero di modificare i colori.
Ora erano disponibili solo l’Indigo (un blu scuro) e i Lime (un verde fluorescente).
Il modello con processore a 366MHz era venduto a 1499 dollari, ma anche in questo caso era disponibile una Special Edition (nei colori Lime o Graphite) con processore a 466MHz e masterizzatore DVD a 1799 dollari.

Questi modelli furono gli ultimi a sfoggiare il case a conchiglia.

Apple stava cercando di rivoluzionare il design delle sue macchine consumer e cominciò il suo rinnovo proprio dagli iBook.

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