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Telecom: mezza italiana e mezza spagnola

Generali, Intesa, Mediobanca, Sintonia da una parte. Telefonica dall'altra. Sono questi i nomi che formano la cordata Telco che si è aggiudicata Olimpia, il gruppo che controlla Telecom Italia. Tronchetti Provera lascia il posto alla cifra pretesa

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«Un gruppo di investitori italiani composto da Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Sintonia SA, insieme all’operatore internazionale Telefonica SA in qualità di partner di minoranza, ha raggiunto oggi un accordo con il gruppo Pirelli, con Sintonia S.p.A. e Sintonia SA per l’acquisto dell’intero capitale di Olimpia al prezzo provvisorio di 4,1 miliardi di Euro»: un comunicato congiunto di Pirelli e Sintonia (società con cui Benetton deteneva il 20% di Olimpia) sancisce, alle porte del lungo ponte che distrarrà mezza Italia dalle vicende finanziarie, il passaggio di mano di Olimpia e, nei fatti, di Telecom Italia.

Mentre gli italiani sono al mare e ai monti, nelle sale dei bottoni viene chiusa l’era di Tronchetti Provera al prezzo che lo stesso numero uno dell’azienda aveva fissato nei giorni scorsi: «il prezzo offerto, da corrispondere in contanti al closing (previsto entro la fine del 2007), valorizza la partecipazione di Olimpia in Telecom Italia al prezzo unitario di 2,82 euro per ogni azione ordinaria Telecom Italia, per un controvalore pari a circa 6,8 miliardi euro, al lordo dei debiti netti di Olimpia SpA. Il contratto di compravendita è condizionato alle autorizzazioni ed approvazioni delle autorità competenti. L’acquisizione verrà effettuata tramite una società di nuova costituzione, Telco S.p.A.,destinata ad incorporare Olimpia SpA, la quale, dopo l’operazione, possiederà circa il 23,6% del capitale votante di Telecom Italia, il 18% del quale acquisito tramite Olimpia e il 5,6% apportato da Generali e Mediobanca».

Telecom rimarrà formalmente italiana in quanto la maggior parte delle azioni è proprietà di una cordata in gran parte autoctona. Il gruppo con la maggiore partecipazione, però, è la spagnola Telefonica: «ad esito dell’operazione e prima dell’aumento di capitale, i soci italiani possederanno il 57,7%, ripartito come segue:

  • Generali, 28,1%;
  • Intesa Sanpaolo, 10,6%;
  • Mediobanca, 10,6%;
  • Sintonia SA, 8,4%

Telefonica possiederà il rimanente 42,3% delle azioni di Telco. Nell’ambito del successivo aumento di capitale Intesa Sanpaolo potrà, con il ragionevole gradimento degli altri soci Telco, indicare nuovi primari investitori finanziari italiani, i quali potranno aggiungersi alla compagine di Telco sottoscrivendo per cassa nuove azioni, con quote singolarmente comprese tra il 2% e il 5%».

AT&T non c’è, “il messicano” nemmeno. I dubbi sull’operazione, la quale sarà ora soggetta a controlli ed autorizzazioni delle autorità competenti, rimangono sotto più punti di vista: circa i vantaggi per i piccoli risparmiatori, circa la leicità delle manovre compiute, relativamente alle pressioni politiche registrate. Nel calderone delle polemiche (la cui coda sarà inevitabilmente molto lunga) rientra il caso Grillo, così come l’accordo Enel/Endesa, così come l’accordo tra Abertis e Autostrade (Benetton ancora al tavolo delle trattative) e coinvolta è tanto l’alta finanza internazionale quanto i rapporti di forza in ballo nel mondo bancario italiano.

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