BluRay.com: «AACS ha fallito»

Severissimo il giudizio sull’associazione proprietaria dello standard di protezione applicato ai DVD di nuova generazione che con il suo comportamento censorio non ha fatto che aumentare la risonanza della notizia pubblicazione della chiave pubblica

Prima è arrivato il sistema per poter decriptare i singoli HD DVD (la chiave temporanea), poi è stato spiegato come fare a procurarsi da soli le chiavi di registro utili ad aggirare le protezioni AACS e infine è stata diffusa la chiave pubblica, il passpartout per poter aggirare le protezioni di qualsiasi disco. A questo punto si poteva dire che le protezioni per i DVD di nuova generazione (in dotazione anche ai dischi Blu Ray che tuttavia possono contare anche su uno standard di protezione aggiuntivo) erano definitivamente violate, tuttavia il segreto era rimasto confinato nel forum Doom9 ove si teneva in contatto la comunità che ci ha lavorato su. Almeno fino a pochi giorni fa.

Da tempo infatti la AACS, omonima società proprietaria e distributrice dello standard di protezione, aveva cominciato ad inviare messaggi di “cease and desist”, nei forum e dovunque si diffondesse la chiave pubblica in questione, nel tentativo di bloccare la diffusione della notizia. Ma il primo maggio il messaggio è arrivato anche ai gestori di Digg, il sito ove le notizie pubblicate sono aggregate e segnalate dagli utenti i quali, notata la scomparsa del post relativo alla decrittazione dei nuovi DVD, hanno subissato il server di Digg con centinaia di migliaia di segnalazioni relative alla chiave. Tale è stata la mobilitazione che per qualche ora la prima pagina di Digg altro non era che un elenco di link a siti che pubblicavano l’hack e la chiave pubblica. Il tutto creando un clamore mediatico intorno alla scoperta tale da contagiare anche le testate più influenti, fino a quel momento estranee alla notizia.

Il commento di BluRay.com (sito non affiliato direttamente con Sony) è stato lapidario: «AACS ha fallito. Non capisco come un’organizzazione abbia potuto essere così ingenua. Nonostante fosse disponibile a tutti la notizia era comunque rimasta contenuta in un ristretto circolo di individui. Da quando però la AACS ha cominciato a mandare gli ordini di “cease and desist” a tutti, anche i media mainstream hanno cominciato ad occuparsene. Ora il codice è ovunque, anche sulle magliette, ed è impossibile fermare il virus».

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