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Produttori: inchiesta di Altroconsumo

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Molte volte quando acquistiamo un cellulare, magari di quelli ultima generazione, accessoriati di tutto punto, pensiamo che le case produttrici siano aziende serie, professionali e votate a facilitarci la vita.

Molto spesso la realtà che sta dietro è un tantino diversa, almeno sotto alcuni punti di vista.

Da uno studio portato avanti dall’associazione di consumatori Altroconsumo emerge tutto un mondo parallelo che si nasconde dietro alla produzione dei cellulari.

Lo studio è presente sul numero di Maggio della rivista e sul sito dell’associazione.

L’inchiesta di Altroconsumo nasce dalla collaborazione con altre associazioni di consumatori di altri paesi europei: Austria, Belgio, Finlandia, Olanda, Spagna e Portogallo.

Sotto la lente finiscono i maggiori produttori mondiali di telefonia mobile: LG, Motorola, Nokia, Samsung, Sony e i propri stabilimenti in Cina, Thailandia, India, Filippine.

L’inchiesta mira a evidenziare la responsabilità sociale mediante l’analisi di tre parametri:

  • politiche sociali: rispetto dei diritti dei lavoratori sanciti dalle direttive internazionali (Oil)
  • rispetto dell’ambiente: impatto ambientale nella produzione e nell’uso dei prodotti
  • trasparenza: informazione al mondo esterno del proprio operato

Dallo studio emerge come tutte le aziende produttrici esaminate abbiano delocalizzato la propria produzione in paesi asiatici senza però esportare diritti dei lavoratori e rispetto dell’ambiente.

Condizioni riscontrate in Cina:

  • impiegati più di 200 ragazzi con età inferiore a 16 anni
  • turni di lavoro ben oltre le ore permesse (13 ore al giorno)
  • decurtazione stipendi per bassa produttività
  • mancanza delle più elementari misure di sicurezza sul lavoro (guanti e maschere di protezione) con sintomi di avvelenamento e danni alla salute
  • stipendio di 80 dollari al mese

Condizioni riscontrate in Thailandia:

  • le donne incinte non sono assunte
  • se una donna rimane incinta durante il periodo di prova viene licenziata
  • diffusi gli abusi verbali e le limitazioni nella concessione di assenze per malattia
  • mancanza di sicurezza sul posto di lavoro ed esposizione a sostanza tossiche

Condizioni riscontrate in India:

  • leggi più severe sugli orari di lavoro ma spesso si lavora fino a 12 ore al giorno
  • salari poco sopra il minimo legale
  • assenza di contratti scritti e assunzione solo a tempo determinato
  • discriminazioni per le lavoratrici

Condizioni riscontrate nelle Filippine:

  • situazione lavorativa relativamente migliore
  • salari sopra il minimo legale, ma a volte troppo bassi
  • rispetto degli orari di lavoro

Sul fronte ambientale le aziende esaminate sembrano (almeno sulla carta) rispettare la direttiva europea RoHS in materia di riciclo e di eliminazione dai prodotti di piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente, non più permessi dal 1 luglio 2006 all’interno dell’Unione Europea.

Per lo smaltimento dei rifiuti e il riciclo del materiale la situazione è preoccupante e viene lasciata a uso e piacimento dell’azienda produttrice.

Visto il risultato dell’inchiesta l’associazione Altroconsumo non indica alcuna scelta migliore sotto il profilo etico.