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Torvalds non crede alle denunce Microsoft

Linus Torvalds, il guru del mondo Linux, non crede fino in fondo alle ritorsioni Microsoft: la teoria è che a Redmond non vi sia alcuna intenzione di affondare realmente una pressione legale, ma solo creare un clima di incertezza e paura

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Anche Linus Torvalds non crede alle minacce Microsoft. Secondo il numero uno del mondo Linux la mossa attuata a Redmond è completamente basata sulla strategia del FUD («fear, uncertainty, doubt») e non sulla reale volontà di denunciare gli utenti (spesso contemporaneamente utenti Microsoft). Torvalds, dunque, si attende forti pressioni basate sul clima di incertezza che si va a creare attorno ai vendor open source, ma non crede in autentiche ritorsioni legali (se non legate ancora una volta alla volontà di generare un particolare clima nella comunità open source). Linux è stato coinvolto nelle accuse di Redmond sulla base di 42 ipotetiche violazioni a livello di kernel ed ulteriori 65 a livello di interfaccia grafica utente.

Torvalds capovolge la situazione offrendo un altro prospetto interpretativo: se il codice Microsoft potesse essere analizzato con la stessa puntualità di quello Linux, probabilmente le violazioni sarebbero anche di più. Siccome il codice è chiuso, però, Microsoft si trova al riparo e affonda il colpo su Linux, ma Torvalds chiede di giocare pulito: Microsoft indichi esattamente quali sono le violazioni e la comunità open source al completo sarà lieta di poter intervenire per cancellare ogni irregolarità, a dimostrazione delle buone intenzioni nella compilazione di un codice senza sbavature.

Torvalds affonda la propria richiesta, ma non crede nel fatto che Microsoft fornirà dettagli specifici relativi alle proprie accuse. Una ulteriore e compatibile chiave di lettura è quella proposta da Sun nelle stesse ore: Microsoft intende dividere la comunità open source e “conquistarla” a poco a poco. Così è stato per Novell, così potrebbe essere con altri gruppi che abbassano la guardia. Sun è coinvolto nell’impiccio a causa di OpenOffice (da cui sono giunte le prime reazioni sul caso), accusato da Microsoft di violazione di 45 brevetti.