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La vita al Googleplex non è tutta rose e fiori

Una mail interna che ha girato per le scrivanie virtuali di tutta la Microsoft confuta molti dei miti riguardo la presunta idilliaca vita lavorativa che si conduce a Mountain View. Impossibile verificare la veridicità del contenuto

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«La vita a Mountain View non è quella che vogliono farvi credere» così, in sintesi, si è espresso in un’email che ha fatto il giro di tutte le caselle di posta di Microsoft un ex-dipendente Google ora passato a Redmond.

A riprenderla e diffonderla in rete è stato un blog, fonte che però ha subito allontanato da sè la paternità del testo. I punti della mail sono in sostanza una confutazione e una contestualizzazione di molti miti che girano intorno alla vita al Googleplex e alle mille agevolazioni di cui si potrebbero avvantaggiare i dipendenti Google rispetto a quelli Microsoft. Una per tutte è quella dei pasti gratis che, in realtà sarebbero uno stratagemma per aumentare le ore di lavoro, la colazione infatti è servita solo fino alle 8.30 e la cena alle 18.30 così che chi ha una famiglia non ne possa usufruire.

Le immagini ufficiali della vita al GooglePlex

Le immagini ufficiali della vita al GooglePlex

Riassunte per punti le argomentazioni della mail sono:

  • nonostante si entri al lavoro tra le 10 e le 18 quasi tutti sono disponibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, quasi sempre lavorando da casa;
  • molti non dedicano il famoso 20% del tempo a progetti personali e i manager di certo non invitano a farne partire uno;
  • ci sono uffici con pareti di vetro, open space e in molti hanno la scrivania per davvero nei corridoi perchè non c’è altro spazio;
  • è vero che chi viene dal college può lasciare che Google si occupi di tutto. A quel punto però è più difficile pensare di andarsene;
  • Google non dà valore alle precedenti esperienze di lavoro, ma ne dà molto ai titoli di studio specialmente a Stanford;
  • i salari di Google sono più bassi di quelli di Microsoft;
  • l’assicurazione medica di Google non è buona come quella di Microsoft.

L’identità dell’autore della mail non è nota, anche se Mary Jo Foley dal suo blog sostiene di aver capito chi sia senza tuttavia rivelarne il nome (sarebbe comunque il fondatore della startup Phatbits, poi assorbita da Google. In seguito il responsabile in questione se ne sarebbe distaccato per passare a Redmond).

Ovviamente non si può credere ad occhi chiusi ad una comunicazione che molto somiglia ad una strategia di propaganda interna di Microsoft (pur se condita anche di complimenti, come quello all’idea «geniale» del “Tech Stop” a cui ogni dipendente può rivolgersi per risolvere in breve i propri problemi software/hardware senza perdere tempo), tuttavia il testo solleva alcuni legittimi dubbi sul mito che Google ha negli anni costruito attorno al proprio GooglePlex ed al posto di lavoro a Mountain View (tutto palline colorate, comfort, aria pura e divertimento).