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Nuovi nomi nella class action contro YouTube

Anche l'associazione delle edizioni musicali statunitensi ha deciso di aderire alla causa intentata dalla Premiere League contro la sussidiaria per il video online di Google. Sotto accusa, ancora una volta, i contenuti coperti da copyright

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Anche la NMPA, l’associazione delle edizioni musicali americane (che è separata da quella degli editori), ha deciso assieme alla Rugby Football League, all’autore Daniel Quinn e alla Finnish Football League, di aderire alla class action contro YouTube intentata per prima dalla Premier League inglese. Alla causa miliardaria intentata da Viacom si aggiunge dunque ora una nuova diatriba che porterà Google in tribunale per difendere l’operato della sua neoacquisita sussidiaria per il video in rete.

L’associazione delle edizioni musicali è la società che riunisce tutti i soggetti che detengono il diritto d’autore per la pubblicazione dei testi e delle melodie dei brani musicali indipendentemente dall’esecuzione. Chi dovesse quindi pagare i diritti d’autore per la diffusione di un brano è obbligato a prendere contatti sia con la RIAA che con l’NMPA.

YouTube, che ad ogni modo per il prossimo autunno ha pronto un nuovo sistema di filtraggio dei contenuti, non ha fatto nessuna delle due cose seguendo la sua linea politica che professa essere perfettamente aderente alle ultime disposizioni in materia, quelle del Digital Millenium Copyright Act. Secondo tali regole YouTube sarebbe autorizzato a pubblicare il materiale che riceve salvo poi rimuoverlo immediatamente alla richiesta del legittimo detentore del copyright.

Don Johnson, portavoce della Premiere League ha dichiarato ai media: «il messaggio che vogliamo far arrivare a YouTube è semplice e chiaro: il loro modello di business opportunistico è contrario al diritto, contrario alla legge e va fermato». Prevedibile la risposta di Google: «molti autori musicali ed editori vedono YouTube come una piattaforma promozionale molto promettente per mettere in connessione i propri fan, siamo sorpresi e dispiaciuti che la NMPA abbia deciso di prendere questa strada».