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Babelgum punta tutto sui corti

Un filmfestival con presidente di giuria Spike Lee e un fondo da 10 milioni di euro per finanziare la produzione futura di documentari e corti di finzione. La tv online basata sul P2P di Silvio Scaglia continua a puntare sulla produzione degli utenti

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L’annuncio era stato dato molto tempo fa ma la relativa inattività del portale di distribuzione video in P2P dal punto di vista mediatico aveva fatto presto dimenticare il tutto. Invece ora Babelgum torna alla carica avvertendo che il concorso di cortometraggi internazionali per la rete è partito, ed è sempre Spike Lee il presidente di giuria.

Il meccanismo è il medesimo di molti concorsi fatti per la rete: c’è una certa dose di contributo da parte degli utenti (la prima grande scrematura) e un giudizio finale da parte di una giuria di qualità (fino ad ora solo YouTube ha avuto il coraggio di lasciare la scelta ai soli utenti). Il vincitore di ognuna delle 7 categorie premiate riceverà un premio di 20.000 euro.

Certo non tutti i film sono stati fatti appositamente per gli schermi ridotti da cui si gira in rete, ma secondo Valerio Zingarelli, numero uno della società, la stima è di almeno 3 corti su 5 girati pensando alle piccole dimensioni. I film sono, almeno per un quarto, materiale inedito, circa 200 vengono da studenti di cinema e l’età media dei proponenti è 29 anni. Il 31% del materiale arriva dagli Stati Uniti, il 22% dalla Gran Bretagna e il 10% dall’Italia.

Ma non si ferma qui la volontà di Babelgum di credere nella forma produttiva breve e user generated. È stato infatti stanziato un fondo di 10 milioni di euro per finanziare speciali documentari e corti di finzione da 15 minuti (e occasionalmente anche documentari più lunghi su temi specifici ma girandoli in tronconi da 15 minuti ognuno per facilitare la visione online).

A garantire per la qualità è sempre Spike Lee che dichiara: «Il livello medio dei film in concorso è fino ad ora impressionante. Dimostra che c’è una grande ricchezza di talenti là fuori che non trovano il riconoscimento o l’esposizione che meritano nei soliti festival. Tutto questo rappresenta davvero una nuova era per il filmmaking, un’era in cui i registi hanno più controllo di ciò che fanno».