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Blockbuster paga per Beacon

Il contestatissimo sistema di comunicazione pubblicitaria messo in piedi da Facebook e poi riservato unicamente a chi sceglie di avvalersene continua a creare problemi. Ora è Blockbuster ad essere stato citato per aver diffuso dati di una cliente

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Quelli di Facebook pensavano che Beacon avrebbe smesso di creare problemi se fossero passati da una sottoscrizione di tutti gli utenti in default ad una sottoscrizione facoltativa. E invece non è stato così, o almeno non per Blockbuster.

Dal Texas è infatti partita una causa a nome Cathryn Elaine Harris, utente Facebook che accusa Blockbuster di aver fatto un uso improprio dei suoi dati che gli erano stati concessi all’interno del programma di Beacon. Più precisamente l’accusa è di aver violato il Video Privacy Protection Act avendo concesso a Facebook i suoi dati relativi al noleggio effettuato.

La risposta di Blockbuster attraverso il portavoce Randy Hargrove è stata molto semplicemente che: «La nostra collaborazione con Facebook prevede livelli differenti di privacy», un’affermazione che vuole dire tutto e niente e che indica come la compagnia di video noleggio non sia ancora in possesso di una strategia difensiva definita.

Dall’altra parte sa invece molto bene cosa vuole Cathryn Elaine Harris, la quale è in cerca di altre vittime per lanciare una class action che chieda 2.500 dollari per ogni violazione commessa. Per il momento tuttavia Facebook non è compreso in nessun procedimento legale, anche se di certo tutta la storia non funziona come buona pubblicità per il social network.

Ma se Atene piange, Sparta di certo non ride. Anche MySpace ha problemi con la privacy, relativi però in questo caso a minacce che si diffondono sulle pagine dei suoi utenti (codice malevolo che sottoscrive immediatamente gli utenti al canale video di quel particolare profilo). Il vantaggio per il proprietario del profilo con codice malevolo è che raccogliendo molti utenti in molti profili diversi è poi possibile utilizzarli per inviare spam o compiere attacchi malevoli. Ufficialmente al momento MySpace parla della questione come di un semplice “errore di sistema”.