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P2P, pedopornografia e fake: rapporto problematico

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Negli ultimi giorni si è discusso del caso di un giovane indagato per aver scaricato e condiviso filmati aventi contenuto pedo-pornografico. Chiaramente e giustamente, questa condotta concretizza un reato, punito dall’art. 600-ter del Codice penale: il ragazzo però si professa innocente, perché il file era un fake.

La norma punisce chiunque, con qualsiasi mezzo e anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pedo-pornografico. Le sanzioni consistono nella reclusione da uno a cinque anni e nella multa da euro 2.582 a euro 51.645.

Il reato è grave e particolarmente riprovevole, perché incide su bambini o comunque minorenni, dunque particolarmente indifesi e potenzialmente danneggiati a vita in seguito a ciò che hanno subito.

Bisogna quindi fare molta attenzione a ciò che si scarica, perché il rischio di scaricare filmati o foto di tale tipologia è sempre presente.

Anche stando ben attenti può tuttavia capitare, come nel caso descritto, che qualcuno scarichi file dal nome “innocente” che poi si rivelano pedo-pornografici. In questi casi è opportuno avvisare immediatamente la Polizia Postale non solo per evitare eventuali irruzioni nella propria casa e l’accusa di essere dei pedofili, ma anche perché così si può contribuire a dare una mano alle forze dell’ordine.