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È il web dei dati, bellezza!

Come l'usabilità, anche la condivisione e la diffusione "aperta" dei dati delle istituzioni pubbliche dovrebbero costituire un obiettivo irrinunciabile per la pubblica amministrazione. La nuova democratizzazione passa, infatti, per i contenuti della PA

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Il primo, più recente e intitolato Government Data and the Invisible Hand, ha un taglio più generico, più legato al policy making che agli aspetti tecnologici del web design o del web development. L’abstract pubblicato sul sito e che fa da introduzione al rapporto (liberamente scaricabile) espone in maniera chiara i concetti chiave: «Piuttosto che affaticarsi, come fanno ora, con la realizzazione di siti che vadano incontro a livello di usabilità e accessibilità ai bisogni di ogni singolo utente, noi auspichiamo che gli enti governativi si concentrino sulla creazione di un’infrastruttura semplice, affidabile e pubblicamente accessibile che esponga i dati da essi gestiti&raquo.

In termini politici il tutto si traduce in una sola parola: trasparenza. In termini tecnici significherebbe trasformarsi in provider di dati grezzi, strutturati, riutilizzabili anche da terze parti (privati o enti no-profit) tramite un’infrastrttura basata su API (Application programming interface) simile a quelle messe in piedi da aziende come Google, Amazon o Yahoo (per citare i casi più noti e di successo).

È su questi aspetti che si concentra il secondo studio, intitolato Hack, Mash & Peer: Crowdsourcing Government Transparency.
Come si vede, la parola chiave trasparenza è qui accompagnata da termini di derivazione informatica come mash (mash-up) divenuti cosa comune con l’avvento del cosiddetto Web 2.0, che non è solo il Web delle persone ma anche quello dei dati, i dati su cui è possibile fondare nuovi servizi di utilità grazie alla combinazione, all’analisi, alla presentazione in forma strutturata e significativa.

Il problema è che senza dati non si va lontano. E le amministrazioni pubbliche i dati li hanno: dovrebbe essere loro compito prioritario fornirli in forme utili a chi voglia sfruttarli e renderli fruibili.

Ancora una volta la citazione dell’abstract del rapporto ci aiuta a comprendere meglio: «Oggi, la situazione ralativa all’offerta di informazioni e dati da parte degli enti governativi è in effetti triste. Alcune informazioni che sulla carta dovrebbero essere pubbliche non sono disponibili online e i dati, quando sono online, sono offerti in formati del tutto inutili. I governi dovrebbero essere incoraggiati a rendere pubbliche le informazioni e a distribuirle online in un modo aperto, strutturato e facilmente ricercabile. Fino al momento in cui il settore pubblico non si modernizzerà, dovremmo sperare che terze parti nel settore privato realizzino banche dati non ufficiali e le rendano fruibili al pubblico in una forma utile».

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