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Denuncia dei redditi online, la rete si divide

L'Agenzia delle entrate decide di mettere online le dichiarazioni dei redditi dei cittadini 2005. Scoppiano le polemiche e il servizio viene sospeso. Ora il Codacons chiede come risarcimento 20 miliardi di euro e il sequestro degli elenchi

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L’Agenzia delle Entrate rende accessibili online le dichiarazioni dei redditi 2005 di tutti contribuenti italiani. I server vanno in tilt per gli eccessivi tentativi di accesso. Il Garante Francesco Pizzetti svolge una prima indagine dalla quale emergono problemi in materia di privacy e chiede di conseguenza la sospensione del servizio. Nel frattempo proliferano nella blogosfera commenti relativi alla vicenda e i dati dei contribuenti vengono estrapolati dalla fonte e diffusi tramite P2P o all’interno di numerosi portali. Gli accertamenti vengono così affidati alla polizia postale allo scopo di ricostruire al meglio la dinamica della vicenda.

Decisamente variegati i commenti rilasciati dai diversi blogger, a partire dal famoso Beppe Grillo, il quale ha definito la lista una «colonna infame». Il pratica il popolo della rete si è spaccato in due: chi da una parte reputa la scelta dell’Agenzia delle Entrate semplicemente un modo per rendere più veloce l’accesso a dati già pubblici e accessibili e chi dall’altra vede il rischio di un utilizzo improprio di tali dati, facendo riferimento alle agenzie di marketing o alle organizzazioni malavitose. Il tutto va però letto sotto un’ottica leggermente differente: i dati sono pubblici da sempre, ma il web ne apre l’accessibilità con modalità nuove che fanno urlare allo scandalo nonostante lo stato dei fatti cambi solo nella forma.

Sotto accusa la modalità con cui sono stati divulgati i dati: sebbene le dichiarazioni siano già pubbliche e accessibili previa richiesta, non sarebbe consentita infatti la loro pubblicazione in maniera così indiscriminata. Ora il Codacons, assieme all’Associazione Utenti Servizi Finanziari, chiede come risarcimento venti miliardi di euro, ovvero 520 euro per ciascuno dei 38 milioni di contribuenti italiani. L’istanza presentata al Pm di Roma chiede inoltre il sequestro degli elenchi precedentemente diffusi tramite la rete, e l’oscuramento dei siti che ne permettono la visione. Il Codacons, sostiene che «chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve avere un interesse qualificato e concreto, come stabilisce l’art. 25 della legge 241/90, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse».

Al momento, come ufficializzato dall’Agenzia delle Entrate, la disponibilità degli elenchi sul sito istituzionale è stata sospesa in data 30 aprile: «Nei giorni scorsi l’Agenzia delle Entrate ha predisposto e inviato a ciascun Comune mediante sistemi telematici, i relativi elenchi nominativi dei contribuenti che hanno presentato le dichiarazioni dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto relative all’anno d’imposta 2005. Gli elenchi sono stati resi pubblici ai sensi dell’articolo 69 del Dpr 600 del 1973 e dell’articolo 66 bis del Dpr 633 del 1972. A causa dell’elevato numero di accessi al sito dell’Agenzia ed al fine di fornire ulteriori delucidazioni al Garante per la protezione dei dati personali, è sospesa la disponibilità degli elenchi nella sezione uffici dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competenti del sito internet». La rete, però, non la si ferma e il P2P è la prima valvola di sfogo contro i vincoli. La questione di principio è sollevata e non sarà di facile risoluzione.