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Parola d’ordine: remix!

La Emerging Technology Conference 2005 organizzata da O'Reilly è stata dedicata al tema del remix: ri-usare, mescolare, ri-adattare la tecnologia in tutte le sue forme.

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Tim O’Reilly è un imprenditore illuminato e di successo, un tecnologo
autorevole e ascoltato, e ha pure l’indubbia capacità di saper cogliere
i segni del nuovo che avanza. Sotto questo aspetto, l’annuale Emerging
Technology Conference
organizzata sotto l’egida della celebre casa
editrice
e che si è appena conclusa a San Diego non ha deluso nemmeno
questa volta le aspettative.

La parole chiave di questa edizione è stata Remix. Mescolare,
ri-usare, ri-adattare la tecnologia in tutte le sue manifestazioni, dall’hardware
al software. Una tendenza che, per ora, è forse più marcata in zone
marginali dell’ecosistema tecnologico e informativo, ma che non mancherà
di produrre i suoi effetti anche al centro. Non si tratta, infatti, del semplice
emergere di un certo tipo di prodotti o di certe applicazioni, ma dello sviluppo
di attitudini, comportamenti e stili di consumo. I primi possono avere più
o meno successo, questi ultimi in genere restano. Segnalo qui le cinque sessioni
che mi sono parse più interessanti, rimandando al sito e al wiki
della conferenza per altri dettagli.

Remix, dunque, declinato in tutte le possibili accezioni. Non solo da misconosciute
startup o tecno-visionari. A San Diego c’erano Microsoft, Google, Yahoo!, Amazon.
C’era, con ben tre sessioni, un’icona dei media tradizionali come la BBC.
All’Etech ha presentato una serie di iniziative e progetti che la dicono lunga
sulla lungimiranza, sull’apertura all’innovazione di un’azienda che nel suo settore
non teme davvero confronti. Con l’iniziativa denominata Creative
Archive
offrirà tramite internet l’accesso libero ad una parte consistente
del materiale audio/video contenuto nei suoi archivi, consentendone il riuso a
fini non commerciali grazie all’adozione di licenze Creative Commons. Guardando
ad un futuro in cui la banda larga consentirà sempre più un accesso
on-demand ai programmi radiofonici e televisivi, poi, sta sviluppando una nuova
modalità di organizzazione
dei siti web dei suoi canali: la prospettiva
è quella di creare un sistema di navigazione alla Amazon, con riferimenti
incrociati, raccomandazioni, review degli utenti. Sperimenta, infine, anche sulla
radio,
tentando di superare modelli di interazione ormai stantii come la classica telefonata
in diretta o il sondaggino tra gli ascoltatori, e creando un’applicazione
che coniuga radio, telefonia mobile (SMS) e web secondo i modelli di successo
di siti come del.icio.us o Flickr.

Made in England è anche Theyworkforyou.
Qui il tema del remix si sposa con quello cruciale della trasparenza nelle nostre
democrazie. Esiste da ben due secoli in Gran Bretagna Hansard, un resoconto
minuzioso delle sedute parlamentari. Con l’avvento di internet, Hansard ha fatto
la sua comparsa sul web, presso il sito del parlamento britannico. Il sistema
è però pesante, di difficilissima consultazione, pressocché
impenetrabile per un utente non avvezzo a smanettare con database e complicati
archivi. I volontari che stanno dietro a Theyworkforyou hanno ben pensato, allora,
di andare a ‘prendersi’ i dati di Hansard e di riproporli in una forma accessibile
a tutti, così che ognuno possa esercitare il sacrosanto diritto di controllo
sull’operato dei suoi rappresentanti.

Parlando di ri-uso, non potevano mancare i panel dedicati ai web services.
Alan Taylor (Kokogiak Media), Erik Benson e Cal Henderson (Ludicorp/Flickr) hanno
dimostrato
la bontà di un approccio fondato sull’apertura, sull’esposizione dei propri
dati per consentire ad altri di creare nuove applicazioni. Il primo è l’autore
di Amazon Light,
un fantastico modello di applicazione che mette insieme Amazon, Google, Yahoo,
ma anche pezzi di Gmail e Blogger, senza parlare della possibilità di verificare
la presenza di un certo libro nella biblioteca sotto casa. Benson ha creato invece
AllConsuming, un servizio
che tiene traccia dei link ad Amazon presenti nei blog e che restituisce così
una sorta di indice di popolarità permamente. Sul fatto che Henderson e
gli altri di Flickr abbiano fatto un buon lavoro, c’è ben poco da aggiungere
dopo che la società è stata acquisita da Yahoo!. È vero,
i milioni di dollari che si sono messi in tasca sono un buon motivo per essere
soddisfatti. Ma sentirsi
dire
che è nelle intenzioni di Yahoo! ‘flickerizzare’ (creare insomma
lo stesso tipo di interazione e organizzazione dei contenuti) molti suoi servizi,
non è davvero male. Complimenti!