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Comcast fissa un tetto massimo: 250Gb/mese

Gli utenti del provider di connettività statunitense da ottobre non potranno utilizzare un quantitativo di banda superiore ai 250Gb ogni mese. Una quota più che sufficiente per quasi tutti, dicono dalla compagnia, e che limita chi esagera

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Non sembra arrendersi al concetto di uso ed abuso libero della banda il provider statunitense Comcast che di recente ha perso una causa che lo accusava di inibire il traffico peer to peer sulle proprie reti. Il motivo era che Comcast voleva ottimizzare il traffico e il p2p genera una sproporzione nell’uso tra utente ed utente.

Non potendo più inibire direttamente il peer to peer, Comcast ha deciso di porre comunque dei limiti al proprio servizio di connettività, un tetto massimo di 250Gb di traffico dati al mese per utente che entrerà in vigore da Ottobre. Le proteste sono subito arrivate copiose anche se la società afferma che quasi tutti gli utenti non si avvicineranno nemmeno a tale tetto (l’uso medio dei propri utenti sarebbe intorno ai 2-3Gb al mese).

Secondo Comcast infatti 250Gb al mese consentono l’invio di 50 milioni di email, il download di 62.500 canzoni e di 125 film in definizione standard (l’HD è un altro paio di maniche). Ad ogni modo una email sarà mandata ad ogni cliente per avvertirlo dell’introduzione del tetto e ripetute segnalazioni di moderazione del proprio traffico saranno inviate a chi dovesse nel corso del mese avvicinarsi ai 250Gb. Tuttavia Comcast non fornirà nessun software per monitorare la quota di consumo mensile.

Il problema però è il tipo di soluzione che la società ha voluto approntare: limitare invece di ampliare. «Abbiamo alcuni utenti che fanno un uso sproporzionato della banda che forniamo e rovinano il servizio degli altri» sostiene Comcast precisando poi che il gruppo sta comunque investendo nel miglioramento delle infrastrutture ed entro fine anno saranno in grado di portare nel 20% delle case una nuova tecnologia che aumenterà la banda. Comcast, infine, sentenzia comunque che «ogni ISP deve fare qualcosa per rendere più efficiente il proprio traffico», rivendicando così il proprio diritto a limitare gli abusi della rete già presi di mira con la prima (vanificata) iniziativa anti-P2P.