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C65 il Commodore mai nato

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Alla Commodore Business Machine, consci del successo del loro gioiellino C64, provarono più di una volta a dargli un degno erede in grado di fare altrettanto bene.

Ma col passare degli anni, l’impresa si rivelava sempre più difficoltosa. Provarono prima nel 1984 con la serie Commodore 264, che seppure si dimostrò una macchina valida da un punto di vista tecnico, questa soffriva sotto molti altri punti di vista, e si rivelò essere un mezzo flop. Poi ritentarono nuovamente l’anno successivo, ma il progetto Commodore 128, anch’esso tecnicamente all’avanguardia, si trovò quasi subito affiancato da un certo Amiga 500, vedendo così limitato il suo spazio sul mercato.

Soltanto nel 1990, alla CBM si decide di riprovare la carta degli 8 bit, cercando il successore successore al C64.

Ed ecco nascere così il progetto C65 per mano di Fred Bowen e altri progettisti della Commodore come Paul Lassa, Bill Gardei, Victor Andrade.

Noto anche con il nome C64DX, questo progetto parte con l’espressa volontà di creare un “sistema microcomputer low-cost ad 8-bit con eccellenti capacità grafiche”, versatile e competitivo, e rivolto all’utenza casalinga internazionale e al video gaming.

Questa doveva anche essere una piattaforma allettante per chi già possedeva un C64 o un C128, e ne offriva quindi una emulazione software e retro compatibilità, dando però anche la possibilità di upgradare la macchina nel tempo, come ad esempio poter portare la RAM dai 128 KB di base fino a ben 8 MB, tramite una porta di espansione simile a quella dell’Amiga 500.

Tecnicamente, il C65 disponeva di una CPU a 3.54 Mhz, un nuovo chip grafico (il VIC-III chiamato Bill) capace di visualizzare fino a 256 colori (in una palette di 4096 totali) con una risoluzione di 320×200 pixel, con possibilità di salire fino a 1280×400 pixel a 4 colori, due chip sonori SID (mentre il C64 ne montava uno soltanto), la presenza di un lettore floppy da 3 pollici e mezzo (non su tutti i prototipi).

La ROM da 128 KB includeva il kernel del C64, il BASIC 2.2, il Kernel del C65, Editor, BASIC 10.0, ML Monitor, DOS v10.

Il Commodore BASIC 10.0 il cui nucleo, come tutte le versioni precedenti, grazie ad un accordo con la Microsoft era basato su una versione del Microsoft BASIC sviluppato per la CPU 6502.

Purtroppo, anche il nuovo Commodore BASIC 10.0 rimase un prototipo come del resto il C65 non vide mai la luce. A quei tempi, era molto comune vedere case del calibro della Commodore produrre una serie di prototipi rimasti poi tali, e in alcuni casi prodotti anche in discrete quantità.

Fu Irving Gould a cancellare nel 1991 il progetto C65, lo stesso CEO che dal 1984 teneva in mano le redini della Commodore, portandola alla bancarotta nel 1994, anno in cui grazie alla liquidazione della società furono messi in vendita i prototipi prodotti (stimati tra i 50 e i 2000), rendendo quindi possibile a posteriori un’analisi da parte di molti appassionati.

Con questo prototipo si chiude anche la gloriosa storia delle macchine a 8 bit Commodore, di cui l’ultimo in ordine cronologico fu il C128.