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Yahoo ora guarda ad AOL

Dopo la brutta fine della possibile megafusione con Microsoft e i molti problemi dell'accordo con Google il board di Sunnyvale è sempre più traballante. Ora una possibile acquisizione di AOL potrebbe dare un po' di fiducia agli azionisti

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C’è incertezza nel board di Yahoo ed è questa una delle poche cose davvero certe. Un’altra è nel fatto che sono cominciate le trattative e le discussioni intorno alla possibilità di inglobare AOL da quando uno degli investitori più importanti Carl Icahn ha avuto accesso al tavolo delle decisioni in seguito alla rivolta degli investitori.

La leadership di Jerry Yang è sempre più traballante e necessita di un’iniezione di fiducia, cosa che non è accaduta quando è sfumata la possibile fusione con Microsoft e che non è venuta per l’accordo con Google, nel quale Yahoo non fa certo la parte del leone. Ora però c’è la possibilità di una fusione con AOL, divisione di Time Warner che la società ha già deciso anzitempo di separare da sè. Sembra che Time Warner voglia 10 miliardi di dollari per AOL, cifra però assolutamente lontana dalle disponibilità di Sunnyvale.

L’idea è che la combinazione tra i servizi di grande successo di Yahoo (specialmente email e messagistica) e la grande base utenti di AOL, che negli Stati Uniti è uno dei principali ISP, potrebbe portare ad un vero colosso, tanto che nell’eventualità c’è da aspettarsi anche una severa indagine della commissione regolatoria antitrust. Yahoo inoltre riceverebbe in eredità un pacchetto di funzionari d’esperienza dopo che i suoi da tempo hanno abbandonato la nave.

L’operazione non fa piacere a Microsoft, chiaramente, la quale vede di cattivo occhio un simile colosso (ci sarebbe peraltro dentro anche Google, che possiede il 5% di AOL) ed è pronta ad offrire 500 milioni in più di Yahoo pur di portarsi a casa la divisione di Time Warner.

Le malelingue sostengono che sia in realtà tutto fumo negli occhi, che si tratti in verità di schermaglie amorose tra Microsoft e Yahoo. Sunnyvale ha infatti perso molto del suo appeal da quando non si è concessa al colosso, le sue azioni non sono più scambiate a 30 dollari l’una ma a 19 e forse ora, anche grazie all’ingresso di Icahn nel comitato decisionale, potrebbe desiderare un nuovo attacco di Redmond. C’è chi ipotizza che l’annunciato buyback di Microsoft vada letto tra le righe come l’estremo ultimatum.