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Google è pronto a salvare il pianeta

Schmidt stesso ha presentato un piano di Google.org che mira a ridurre del 48% le emissioni fossili entro il 2030 e portare più della metà della produzione energetica statunitense ad essere assolutamente sostenibile

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Google è buono. Talmente buono che ora tenterà addirittura di risolvere il problema della conservazione ambientale riducendo la dipendenza degli Stati Uniti da combustibili fossili del 48% entro il 2030 con un piano presentato al Governo dal suo braccio filantropico, Google.org, e mirato in primis soprattutto al proprio risparmio.

Le aziende della Silicon Valley da sempre sono caratterizzate per un approccio liberale alla tecnologia e alla vita, dunque non stupisce che la cura per l’ambiente rientri in tale visione. Tuttavia nessuna mai aveva fatto simili affermazioni come quelle che ora Google ha rilasciato. Ad ogni modo l’azienda non nasconde che una mossa simile conviene prima di tutti a se stessa che con i suoi centinaia di migliaia di server rischia che i costi energetici superino quelli per l’hardware.

È il CEO Eric Schmidt a sostenere che «Abbiamo visto un totale e completo fallimento da parte della politica degli Stati Uniti, dunque stiamo lavorando per aiutare il Governo con un piano che rende più conveniente a livello economico lavorare per risolvere il problema ambientale piuttosto che ignorarlo», una mossa sicuramente d’immagine ma che se mai dovesse sul serio rivelarsi efficace costituirebbe uno dei più grandi traguardi possibili.

Il piano svelato nel dettaglio da Google sulle pagine del suo Knol è decisamente ambizioso: richiede 4,5 trilioni di dollari di investimenti nei 22 anni previsti ma promette di ripagarsi da solo con un risparmio nei termini di 5,5 trilioni di dollari e passa principalmente attraverso la transizione alle auto elettriche.

Secondo l’azienda di Mountain View l’obiettivo è arrivare a far sì che l’intera produzione di elettricità del paese sia composta da energia eolica per il 29%, potenzialità geotermali per il 15% e energia solare per il 12%. Il restante 44% della produzione energetica rimarrebbe sulle spalle dell’energia nucleare, idroelettrica e derivata da gas naturali.