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Baidu cerca l’accordo con le etichette musicali

Il motore di ricerca cinese vuole sedersi dalla parte della legalità. Dopo anni in cui la ricerca di musica pirata ha fatto la fortuna del sito rendendolo il motore più usato in Cina, ora la concorrenza legale di Google costringe il gruppo ai ripari

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È venuta l’ora per Baidu di allearsi con le principali etichette musicali. Dopo un lungo periodo nel quale ha potuto comunque operare (pur con modalità discusse e contestate) all’interno del business musicale, ora la concorrenza di Google sul mercato cinese è tale da indurre il numero uno ad alcune correzioni di rotta.

Le idee al vaglio del grande motore cinese gravitano intorno ad accordi di suddivisione dei profitti delle proprie ricerche musicali con le suddette etichette. Baidu sarebbe anche disposto ad elaborare un altro sistema di pagamento se fosse il caso, e l’obiettivo è comunque quello di muoversi nella direzione dei contenuti legali.

È di poco tempo fa infatti la notizia che una mossa simile Google l’ha compiuta già a suo tempo (nel solo territorio cinese) ponendosi sullo stesso terreno di battaglia del rivale ma dal lato della legalità e arrivando così ad avere un quinto del mercato delle ricerche contro i tre quarti del numero uno. L’iniziativa di Google non poteva che forzare il concorrente ad un passo indietro: a fronte della paritetica gratuità del prodotto, la legalità deve per forza di cose fare la differenza.

Fino ad ora dunque Baidu ha vissuto in maniera combattuta tale collaborazione. Con la sua condotta e con il suo modo spregiudicato di linkare e condurre gli utenti verso il download di musica pirata si è attirato gli strali delle etichette, ma al tempo stesso la cosa ha fruttato il dominio della rete cinese (tra il 20 e il 30% delle ricerche del sito sono musicali) ed è anche questo il motivo per cui Google a modo suo si è dovuto adeguare alla linea imposta dal leader del mercato.

La musica rimarrà dunque gratuita su Baidu, ma il motore condividerà i profitti secondo un sistema ancora non dichiarato. Quest’ultimo elemento sarà cruciale: i proventi pubblicitari, infatti, non sembrano al momento sufficienti a coprire le spese, o almeno così è nel caso di MySpace Music che, nonostante il successo e i molti utenti soddisfatti, non riesce a trasformare le visite in dollari.