BlackBerry PlayBook bocciato dalle prime recensioni

Il BlackBerry PlayBook non parte certo convincendo i primi che hanno potuto valutarne le qualità. Secondo una prima recensione pubblicata dal Wall Street Journal, infatti, il tablet di Research In Motion non brilla per i pregi, ma fa discutere più di ogni altra cosa per i tanti difetti riscontrati. Dotato del sistema operativo proprietario QNX,

Il BlackBerry PlayBook non parte certo convincendo i primi che hanno potuto valutarne le qualità. Secondo una prima recensione pubblicata dal Wall Street Journal, infatti, il tablet di Research In Motion non brilla per i pregi, ma fa discutere più di ogni altra cosa per i tanti difetti riscontrati.

Dotato del sistema operativo proprietario QNX, il tablet commercializzato oggi sul mercato americano non convince a causa delle tante mancanze che lo caratterizzano e lo differenziano, non in positivo, dal resto della concorrenza.

A meritare una nota positiva è stata l’interfaccia, giudicata piacevole da vedere e funzionale, e anche l’aspetto estetico, oltre alla buona velocità di esecuzione generale che BlackBerry PlayBook assicura. Il resto però, ha ricevuto pareri contrastanti, a cominciare dalla mancanza di un client di posta elettronica, rubrica e calendario, assenti ingiustificati che nella prima recensione sono stati una delle tante mancanze ad essere sottolineate.

Un altro problema è poi legato alla necessità di dover collegare il PlayBook a un BlackBerry per poter usare diverse applicazioni o poter utilizzare l’email, cosa che lo rende di fatto un prodotto non autonomo, ma vincolato a lavorare in sinergia con un altro dispositivo tramite il sistema Bridge, che sfrutta una connessione Bluetooth per mettere in comunicazione i due apparecchi.

Il difetto relativo alle applicazioni non è comunque legato solamente al fatto che queste funzionano quando il PlayBook è collegato a un BlackBerry, c’è anche la questione della scarsità di app compatibili con il tablet, che ad oggi sono circa 3.000 a fronte, ad esempio, delle 27.000 supportate dagli smartphone di RIM. Un problema, questo, che appare tuttavia il più semplice da risolvere, anche perché la stessa casa canadese ha garantito che il numero di software crescerà in futuro.

Sempre a proposito di correre ai ripari, RIM ha spiegato inoltre al giornale americano che diversi programmi al momento assenti saranno integrati nel tablet attraverso appositi aggiornamenti che arriveranno prossimamente, ma i tempi non dovrebbero essere brevissimi, tanto che si parla di una disponibilità non prima dell’estate.

Rimangono i dubbi anche sull’assenza di un software di video-chat, che rende quasi inutile la presenza della fotocamera frontale, mentre l’applicazione per la gestione delle immagini non consente di condividere le foto con altri utenti. Non certo da record, infine, l’autonomia, che con luminosità dello schermo al 75% e WiFi attivato è stata di sole cinque ore.

Insomma si tratta di una partenza non certo delle migliori per RIM e il suo BlackBerry PlayBook, un tablet che al prezzo base di 500 dollari si porta dietro una sequela di mancanze e qualche bug non di poco conto, che rischiano di rovinare del tutto l’immagine di un prodotto da cui ci si aspettava molto. Se vuole evitare il disastro totale sul mercato, RIM è chiamata ad intervenire e a farlo con decisione, in alternativa il rischio è che il PlayBook fallisca il suo approccio con il pubblico.

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Mi è capitato alle volte di essere in viaggio per lavoro, o semplicemente in vacanza, e di avere la necessità di dover effettuare una manutenzione remota su un server o di dover semplicemente eseguire un riavvio del PC di casa e di avere con me solo il palmare. Immagino che qualcuno tra di voi possa