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NASA e Google scoprono un esopianeta grazie all’IA

Grazie all'intelligenza artificiale, NASA e Google hanno trovato un nuovo Sistema Solare formato da 8 pianeti che orbita intorno alla stella Kepler-90.

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La missione Kepler procede con grandi risultati: la NASA e Google hanno annunciato una grande scoperta: grazie al nuovo software di intelligenza artificiale del colosso statunitense è stato trovato un nuovo Sistema Solare formato da 8 pianeti che orbita intorno alla stella Kepler-90. Si tratta di una scoperta di indiscutibile rilievo poiché per la prima volta in assoluto un esopianeta è stato rilevato grazie all’AI.

La NASA condivide regolarmente con il mondo notizie sulle sue ultime scoperte, teorie e studi, ma la quando l’agenzia pianifica una conferenza stampa per un nuovo annuncio significa che si ha a che fare con qualcosa di particolarmente importante. Il nuovo esopianeta rilevato dal telescopio spaziale Kepler ruoterebbe a ben 2545 anni luce dalla Terra; l’ottavo componente chiamato Kepler 90i, che compie un’orbita in appena 14,4 giorni contro i 365 giorni della Terra, si trova a una distanza inferiore a quella che separa il nostro pianeta dal Sole e non sembra abitabile dato la temperatura sulla sua superficie arriverebbe a circa 1800 gradi Fahrenheit. Ma è questa la prima volta che un sistema solare con così tanti pianeti – pertanto simile al nostro – viene scoperto nello spazio profondo, come sottolineato dall’astronomo Andrew Vanderburg:

Per la prima volta da quando i pianeti del nostro sistema solare sono stati scoperti abbiamo la certezza che il nostro sistema solare non è il solo a contenere così tanti pianeti. Kepler 90 è come una versione in piccolo del nostro sistema solare. Ci sono piccoli pianeti dentro e grandi pianeti all’esterno, ma tutto è molto più raccolto e vicino.

Kepler-90-NASA

Con la scoperta di un ottavo pianeta, il sistema Kepler-90 è il primo ad essere equiparato al nostro sistema solare per il numero di pianeti, che sono 8 in totale. (immagine: NASA).

Kepler-90 è circa il 20 per cento più grande e il 5 per cento più caldo del nostro Sole, e i suoi otto pianeti ruotano intorno a questa stella in orbite molto più vicine di quelle del nostro Sistema Solare. È stato anche trovato un secondo nuovo pianeta, chiamato Kepler-80g, che sembra simile al sistema TRAPPIST-1 che ospita mondi potenzialmente abitabili.

La prossima era dell’astronomia si basa sull’intelligenza artificiale

Non si può non sottolineare il ruolo che l’intelligenza artificiale di Google ha avuto nella scoperta astronomica. È stato infatti il suo software di IA a trovare l’ultimo pianeta del grande sistema solare analizzando i segnali “deboli” precedentemente acquisiti dal Kepler Space Telescope, ma che erano finora stati trascurati. Il telescopio spaziale cerca esopianeti o pianeti al di fuori del nostro sistema solare sin da quando è stato lanciato, nel 2009; in questi anni, la NASA ha confermato la scoperta di ben 2525 esopianeti, un numero che cambia l’opinione che abbiamo su quanto sia difficile trovare pianeti attorno alle stelle che formano la nostra galassia.

Solitamente però gli scienziati della NASA si concentrano sull’analizzare i segnali più forti poiché ci vorrebbero tantissimi anni per analizzare e classificare tutte le informazioni che riesce a raccogliere Kepler; è pertanto sempre più chiaro come l’intelligenza artificiale (e la tecnologia di apprendimento delle macchine o machine learning) brilli già in situazioni in cui vi è una quantità tale di dati che gli esseri umani analizzerebbero con difficoltà.

Con l’annuncio appena effettuato Google ha infatti dimostrato di potersi rendere utile anche nella scoperta di esopianeti, anzi di poter ricoprire un ruolo di primo piano in tal senso, anche se quello dell’astronomia è un campo davvero lontano dal suo core business. La NASA e Google credono con decisione che la nuova tecnologia aiuterà gli astronomi a trovare molti altri esopianeti in futuro. Ma coloro i quali si chiedono se il sistema di intelligenza artificiale di Google potrebbe rendere obsoleto il lavoro degli astronomi nei prossimi anni, la NASA risponde di non preoccuparsi: il loro ruolo è insostituibile.

Ha infatti sottolineato Chris Shallue, un ingegnere informatico di Google esperto in AI che ha lavorato al progetto in collaborazione con la NASA:

quello che abbiamo sviluppato qui è uno strumento per aiutare gli astronomi ad avere un impatto maggiore. È un modo per aumentare la loro produttività. Certamente non li sostituirà affatto.

Fonte: NASA • Via: Università di Harvard • Immagine: NASA