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Streaming musicale: YouTube, accordo con le major

Universal Music Group, Sony Music Group e Warner Music Group: tutte le tre major discografiche hanno firmato con YouTube per il lancio del nuovo servizio.

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La scorsa settimana la notizia di un accordo siglato all’inizio dell’anno da YouTube con Warner Music Group, finalizzato al lancio di un nuovo servizio di streaming musicale premium. Oggi la stessa fonte, la redazione di Bloomberg, parla di un’intesa raggiunta anche con le altre due major discografiche ovvero Universal Music Group e Sony Music Group.

Mancherebbe dunque all’appello solamente Merlin, consorzio che rappresenta un gran numero di etichette indipendenti. Poi tutti i pezzi del puzzle sarebbero pronti a incastrarsi per dar vita a una piattaforma di streaming inedita, il cui debutto sembra essere fissato per il mese di marzo. Da Mountain View tutto tace, senza alcun tipo di conferma né smentita alle indiscrezioni che si moltiplicano in Rete. Al momento non è dato a sapere come andrà a configurarsi il servizio né quali saranno i benefit offerti agli utenti che sceglieranno di mettere mano al portafogli per la sottoscrizione dell’abbonamento.

Di certo la formula premium eliminerà qualsiasi tipo di inserzione pubblicitaria durante la riproduzione delle canzoni e dei relativi filmati. Da non escludere nemmeno la possibilità di scaricare le clip nella memoria interna dei dispositivi mobile così da poterle guardare in modalità offline, anche in assenza di connessone. Resta da capire come la piattaforma andrà a integrarsi con Google Play Musica, che ormai già da qualche anno offre l’opzione Unlimited a pagamento.

Nessun dettaglio nemmeno in merito al prezzo, che dovrebbe però essere allineato a quello della concorrenza, con i canonici 9,99 dollari (o 9,99 euro nel vecchio continente) da versare su base mensile. Per convincere le major a firmare l’accordo, YouTube potrebbe aver concesso loro una maggiore libertà nella gestione dei rispettivi cataloghi e introiti più elevati, andando così incontro alle richieste di coloro che da sempre puntano il dito contro la piattaforma di video sharing accusandola di non garantire un adeguato trattamento economico ad artisti ed etichette.

Fonte: Bloomberg • Immagine: Pexels