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Migliaia di siti dichiarano guerra agli ad-blocker

Un recente studio ha evidenziato che migliaia di siti, tra quelli più popolari, utilizzano sofisticati sistemi per rilevare la presenza degli ad-blocker.

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Negli ultimi anni è aumentato l’uso di estensioni che bloccano la visualizzazione dei banner pubblicitari nelle pagine web, molti dei quali piuttosto invadenti. Opera ha integrato un ad-blocker nel suo browser e lo stesso farà Google tra qualche mese. I ricercatori della University of Iowa e UC Riverside hanno scoperto che migliaia di siti utilizzano sistemi anti ad-blocker, alcuni anche piuttosto sofisticati.

In base a stime precedenti, solo una piccola percentuale di siti usa tecnologie che rilevano la presenza di un ad-blocker. Alcuni mostrano, ad esempio, un pop-up che invita l’utente ad inserire l’indirizzo del sito nella whitelist. I risultati dello studio evidenziano invece che il loro numero è nettamente più elevato. Confrontando il codice della pagina mostrata nel browser con ad-blocker con quella mostrata nel browser senza ad-blocker, i ricercatori hanno scoperto che il 38,2% dei 1.000 siti più popolari sono in grado di rilevare un ad-blocker.

In alcuni casi il blocco viene eluso attraverso contenuti “esca”, senza mostrare nessun avviso agli utenti. Una delle tecniche prevede l’uso di script che generano elementi simili a quelli presenti nei banner pubblicitari per rilevare il blocco. Il sito può quindi caricare una pagina con le inserzioni che non verrà filtrata dall’ad-blocker. Ciò dà origine al classico “gioco del gatto e del topo”.

Gli sviluppatori di ad-blocker riscrivono il codice per rilevare il sistema anti ad-blocker, non bloccare i contenuti esca e bloccare i veri banner pubblicitari. Gli inserzionisti implementano quindi contromisure più avanzate e lo scontro continua all’infinito. Il problema si è ulteriormente accentuato con la diffusione degli smartphone. Molti utenti sono costretti ad usare un ad-blocker per evitare il consumo eccessivo dei dati. Chiaramente occorre trovare un compromesso tra i due estremi, in quanto molti siti offrono contenuti gratis di elevata qualità e il loro unico guadagno è proprio la pubblicità.

Fonte: TechCrunch