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Vinile: il boom dei dischi fa lievitare i prezzi

Il boom dei vinili porta alla crescita senza sosta dei prezzi per 33 e 45 giri, sia per ragioni fisiologiche che di marketing: un trend sostenibile?

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Non vi sono ormai più dubbi: dopo aver raggiunto vendite record nel corso del 2017, e aver battuto nel Regno Unito la digital delivery, il mercato dei vinili è più florido che mai. Con dei risultati di settore praticamente pari al 1990, quando 33 e 45 giri si trovavano al culmine della loro popolarità, è evidente come il trend di rinascita iniziato qualche anno fa sia tutto fuorché momentaneo, forse perché risponde a delle esigenze di possesso ed emozionali di cui l’utente si è sentito privato con la musica digitale. Vi è però un rovescio della medaglia: all’aumento della popolarità, lievitano anche i prezzi.

È quanto riporta CTV, emittente canadese che ha voluto monitorare i prezzi di 33 e 45 giri sul mercato attuale, anche intervistando alcuni esperti di settore. Con la prepotente riaffermazione del vinile fra gli ascoltatori, i prezzi sono sensibilmente aumentati: negli ultimi cinque anni, ad esempio, nel Nord America si è assistito a un passaggio dai 10-15 dollari ai quasi 30 attuali.

Almeno in parte, questa crescita trova una prima motivazione fisiologica: produrre vinili è un’attività abbastanza dispendiosa e, considerando come gli impianti di stampa disponibili siano abbastanza ridotti a livello mondiale, alla crescita della domanda volano anche i costi per assicurarsi degli stock sufficienti. Naturalmente, questa ragione non è la sola a guidare il prezzo finale, poiché ci giocano specifiche ragioni di marketing: data la riscoperta del formato, è abbastanza ovvio che le etichette discografiche cerchino di monetizzarlo il più possibile, soprattutto in un periodo storico dove altri supporti non ottengono la medesima fortuna.

Gli stessi negozianti hanno riconosciuto questo trend di mercato, tanto che gli stessi faticano a ottenere cataloghi esaustivi per la messa in vendita, visto alcuni prezzi proibitivi. È quanto conferma Greg Tonn, proprietario di Into The Music, nel commentare l’aumento dei listini dei fornitori:

Sono arrivato al punto di dover avvertire lo staff affinché non acquisti stock che abbiano un prezzo base superiore alla trentina di dollari. Già questo è decisamente caro.

Secondo Tonn, una delle principali motivazioni potrebbe richiedere nella progressiva scomparsa del CD, ormai sempre meno venduto nei negozi. Le case discografiche, a fronte di guadagni non ancora eccellenti per il digitale e lo streaming, sono quindi spinte ad approfittare dell’unico supporto che ancora segna record sul mercato. Ma quanto questo orientamento potrà risultare sostenibile nel lungo periodo? Il rischio, infatti, è di imbattersi in ascoltatori pronti a rinunciare anche al vinile, poiché sempre più proibitivo.

Fonte: CTV • Immagine: Pixabay