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Le nostre vulnerabilità e il bisogno di innovazione

E se la ricerca della vera innovazione, di ciò che realmente ci potrà essere utile, partisse da un'attenta riflessione sulle nostre vulnerabilità?

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Pochi giorni fa ci siamo risvegliati con una di quelle notizie che non vorremmo mai leggere o sentire, un sonoro schiaffo che irrompe nella calma della quotidianità minando certezze e destabilizzando la visione granitica che talvolta abbiamo di chi eleggiamo a modello o punto di riferimento. Un dramma che pur non toccandoci nell’intimità delle relazioni familiari ci ha dato la misura dell’empatia di cui siamo capaci nei confronti di qualcuno che, seppur concretamente lontano dalle nostre vite e dal nostro vissuto, riusciamo a sentire quasi inspiegabilmente vicino per la condivisione di una maglia, di un colore o di una passione comune. Un giovane sportivo professionista (nonché giovane ragazzo e giovane padre) è venuto a mancare troppo presto, in modo improvviso. E nella giornata di ieri tutta la Serie A si è fermata per ricordarne il nome e la storia.

Cosa è innovazione

Su queste pagine non faremo il suo nome né quello del male che l’ha portato via. Sarebbe quantomeno superfluo. Se n’è parlato e si continua a parlarne, anche troppo, altrove. Chi per caso si fosse imbattuto in questo articolo alla ricerca di nuovi dettagli su quanto accaduto dovrà, temiamo, orientare la sua navigazione verso altri lidi. A Webnews spetta il compito di filtrare gli eventi attraverso la lente dell’innovazione. Ed è quello che cercheremo di fare una volta concessoci il tempo di assorbire lo schiaffo e metabolizzare lo shock.

Ma cos’è l’innovazione? È mero progresso tecnologico? È l’affinamento e il perfezionamento di una tecnologia esistente o il raggiungimento di un suo nuovo step evolutivo? E se sì, con quali finalità? Ecco, proprio da quest’ultimo quesito potremmo partire per indagare la vicenda e capire se svestita del dolore che reca con sé possa in qualche modo farsi scintilla e innescare una riflessione non fine a se stessa.

Le nostre vulnerabilità

Il malore ha colpito un atleta professionista nel cuore della notte, proprio quando nessuno ha potuto prestargli soccorso né prendere coscienza di ciò che stava accadendo in tempo utile. Una tragedia che ci sbatte in faccia la latente vulnerabilità insita in tutti noi, costringendoci a fare i conti con le nostre fragilità. La tempistica e l’isolamento si sono rivelati fatali: in un altro momento e in un altro contesto l’esito sarebbe forse stato diverso. Ecco che dunque abbiamo individuato dove il progresso e l’innovazione possono trovare il loro spazio operativo, dove si può intervenire per far sì che quanto accaduto possa assumere almeno il valore di una lezione ed evitare o quantomeno scongiurare il ripetersi di un simile dramma.

In questi giorni, in TV e sui giornali, abbiamo sentito e letto esperti affermare che il rischio si possa ridurre attraverso prevenzione e monitoraggio periodico, ma che il suo annullamento sia una chimera per via dell’imprevedibilità dell’avvenimento stesso. E se così non fosse? E se il loro parere, seppur autorevole e rispettabile, fosse ancorato a un’equazione che non tiene conto di nuovi fattori? Se davvero non si trattasse di un’utopia, alla luce di ciò che le nuove tecnologie abilitano rispetto al passato?

Abbandoniamo il campo del teorico e addentriamoci nel pratico, alla ricerca di un’ipotetica soluzione o almeno di un qualcosa che ci permetta di ridurre per quanto possibile quella soglia di imprevedibilità. Non ci resta che guardare con interesse a ciò che il mondo della tecnologia sta offrendo per quanto riguarda il controllo e la tutela della salute. Oggi si parla di digital health, un termine altisonante che racchiude in sé proprio questo approccio alla cura della persona, che intende applicare le potenzialità di sistemi avanzati al rilevamento e all’analisi di informazioni come i parametri biometrici di un soggetto.

Salvaguardia

Restringiamo ulteriormente il campo e individuiamo nella categoria degli indossabili ciò che più si avvicina a un dispositivo in grado di fungere da strumento per la salvaguardia della salute. Siamo abituati a parlarne in termini di orologi intelligenti o bracciali stracolmi di funzioni che, seppur utili nel nostro quotidiano, a fronte di quanto stiamo trattando vengono inevitabilmente investiti da un carattere di superficialità.

Ecco allora che assume un senso la visione di chi da tempo sperimenta l’integrazione di moduli e sensori capaci di controllare costantemente l’attività cardiaca o di rilevare altri parametri vitali. Entriamo così nell’universo dei dispositivi connessi, che pur operando per il 99,99% del tempo in modo silente, possono all’occorrenza entrare in azione. E pensiamo al mondo dei dispositivi indossabili i quali, continuamente a contatto con il corpo, possono costituirne un continuo compendio di monitoraggio. Non dobbiamo escludere la possibilità che, nel malaugurato caso in cui si dovesse verificare un altro episodio simile, un intervento pronto e immediato sollecitato dall’avviso emesso in modo del tutto automatico da un device indossabile possa salvare una vita.

Bisogna altresì tener conto della legittima opinione di chi intravede in un approccio di questo tipo alla tutela della salute un comportamento invasivo e una fonte di rischio per la sfera privata. La questione è senza alcun dubbio delicata, ma proprio questo suo prestarsi a osservazioni e sollevare dubbi giustificati ci fa capire di essere al cospetto di un potenziale passo avanti. Come sempre a maggiori opportunità v’è il contrappeso dei rischi maggiori, ma il controllo di questi ultimi consente la piena espressione di ciò che di buono la tecnologia è in grado potenzialmente di offrire.

La nostra riflessione non cambia certo quanto accaduto e non lenisce il dolore di chi ne è stato colpito. Può però costituire un punto di partenza per immaginare un domani in cui apparecchiature e strumenti oggi sostanzialmente superflui potranno assumere un ruolo sempre più importante per il benessere della persona e per la tutela della salute. Questa, secondo noi, è innovazione.

Immagine: enterphoto / iStock