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Uber: self-driving car travolge e uccide un pedone

Per la prima volta da quando è iniziata la sperimentazione dei sistemi di guida autonoma una self-driving car è ritenuta responsabile di una vittima.

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Quanto accaduto nella città di Tempe, in Arizona, verrà ricordato come il primo incidente stradale causato dal sistema a bordo di una self-driving car a provocare una vittima. Il sinistro è avvenuto nella serata di domenica, intorno alle 22:00 ora locale, e non può che sollevare una legittima riflessione sull’affidabilità di una tecnologia alla quale entro pochi anni vorremmo delegare i nostri spostamenti.

Il veicolo in questione è uno di quelli impiegati da Uber durante i suoi test, una Volvo XC90 dotata di LiDAR, videocamere e sensori progettati per interpretare in tempo reale quanto avviene nell’ambiente circostante. A bordo si trovava un conducente (Rafael Vasquez, 44 anni) come previsto dalla normativa in vigore, che però non è stato in grado di intervenire a causa dell’estrema imprevedibilità e rapidità dell’evento. La vittima si chiama Elaine Herzberg, di 49 anni.

La polizia afferma che nell’istante dell’impatto la vettura stava viaggiando in modalità autonoma a una velocità pari a circa 64 Km/h (in quella zona il limite è di 56 Km/h), travolgendo la donna mentre attraversava la strada a piedi spingendo la propria bicicletta. L’auto non avrebbe rallentato, nonostante le condizioni meteo non compromettessero in alcun modo la visibilità ai sistemi di bordo. In conseguenza all’avvenimento, il gruppo ha deciso di sospendere la sperimentazione della tecnologia a Tempe così come nelle città di Pittsburgh, San Francisco e Toronto. Immediato l’intervento di Dara Khosrowshahi, dalla scorsa estate nuovo CEO di Uber, che ha scelto Twitter per esprimere la propria vicinanza ai familiari della vittima.

Ci giunge una notizia incredibilmente triste dall’Arizzona. Il nostro pensiero è rivolto alla famiglia della vittima, mentre collaboriamo con le autorità locali per capire cosa sia accaduto.

Il suo post rimanda a un altro intervento sul social, attraverso il quale il team PR del gruppo esprime il medesimo concetto.

I nostri cuori sono vicini alla famiglia della vittima. Stiamo cooperando in ogni modo possibile con la Polizia di Tempe e con le autorità locali per indagare sull’incidente.

Non si tratta del primo incidente che vede coinvolta una self-driving car, ma mai prima d’ora la responsabilità è sembrata poter essere da attribuire interamente alla tecnologia. Non era accaduto nemmeno nell’ormai celebre sinistro che nel 2016 è costato la vita al proprietario di una Tesla Model S. Le autorità locali e il National Transportation Safety Board hanno già avviato indagini al fine di far chiarezza sulla dinamica dell’evento, dunque è troppo presto per puntare il dito nei confronti della guida autonoma o per parlare di un’inevitabile fatalità.

L’episodio attiva in ogni caso un campanello d’allarme: da una parte va considerata l’unicità dell’evento all’interno di un quadro più ampio, senza dimenticare come i veicoli testati abbiano già percorso centinaia di migliaia di chilometri, dall’altra non si può che auspicare un’attenzione ancora maggiore sia da parte degli automaker sia dei legislatori chiamati a normare all’interno di un territorio nuovo e di certo non privo di insidie (così come ricco di opportunità). Ci sentiamo di condividere la riflessione di Richard Blumenthal, senatore democratico del Connecticut, riportata sulle pagine del New York Times, in cui si invita a rivalutare le aspettative riposte nella tecnologia per l’immediato futuro, senza però stigmatizzarla impedendo così un progresso che, con le giuste tempistiche e accortezze, potrà offrire vantaggi concreti alla collettività.

Questo tragico incidente illustra chiaramente come la tecnologia dei veicoli autonomi debba ancora migliorare molto prima di poter essere definita davvero sicura per i passeggeri, i pedoni e gli autisti che condividono le strade americane.

Fonte: The New York Times • Immagine: Uber