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Huawei P20 Pro: le tre fotocamere, l’IA e l’occhio

Per il nuovo P20 Pro, Huawei ha scelto di integrare sul retro una tripla fotocamera co-ingegnerizzata da Leica: la nuova frontiera della fotografia mobile.

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Tre, si dice, sia il numero perfetto. Di certo lo è per Huawei. Tre sono i modelli della neonata famiglia P20, tre le fotocamere posteriori presenti sul modello di punta P20 Pro, tre sono anche i pilastri sui quali il brand intende puntare per differenziare la propria offerta da quella della concorrenza, in termini di capacità nell’acquisizione delle immagini: sensori e ottiche co-ingegnerizzati in partnership con Leica, un sistema di intelligenza artificiale che automatizza la configurazione dei parametri di scatto e, ultimo ma di certo non meno importante, l’occhio dell’utente.

Huawei P20 Pro: la luce e l’IA

La serie P20 (e in particolare il modello Pro) nasce con l’obiettivo dichiarato di definire un nuovo punto di riferimento nel sempre più dinamico e vivace territorio della fotografia mobile. E lo fa senza la pretesa sfacciata di sostituirsi a quella tradizionale. Ci è stato chiaro fin dalla presentazione alla quale abbiamo assistito in anteprima nelle scorse settimane. Huawei non ha usato giri di parole: chi acquista uno smartphone desidera poterlo estrarre dalla tasca, inquadrare e scattare. Non vuol saperne di avere a che fare con la gestione di ISO, tempi o esposizione. Sul display deve comparire nel minor tempo possibile l’immagine che già ha prefigurato nella sua testa. Poco importa quale sia lo scopo, se la condivisione su un social network, l’invio a una persona cara o la creazione di un ricordo privato.

Questo è forse il più grande merito che va riconosciuto a Huawei, ancor prima di valutare la bontà dei dispositivi proposti: la volontà di stabilire dei confini entro i quali esprimere al meglio le potenzialità della fotografia mobile, enormi se non si ha la pretesa di voler sostituire lo strumento fotografico tradizionale e soprattutto non andando a rimpiazzare l’occhio dell’utente con gli automatismi sempre più evoluti e complessi dell’intelligenza artificiale, ma rendendoli funzionali all’ottenimento del risultato.

Perché tre fotocamere? In breve: una è costituita da un sensore monocromatico, un’altra da un modulo RGB e l’ultima funge da teleobiettivo per la cattura di dettagli dalla lunga distanza senza per forza di cose dover ricorrere a un’interpolazione spinta con ovvie conseguenze sulla qualità del file generato. Ci sarà modo di metterla alla prova valutandone l’efficacia, per verificare se le promesse sono state mantenute. Intanto, i test di DxOMark posizionano P20 Pro in cima alla classifica dei migliori smartphone per la fotografia con un punteggio pari a 109, seguito dal modello P20 con 102. Il primo device della concorrenza è il Galaxy S9+ che si ferma a 99.