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Vinile: il 48% dei dischi non viene ascoltato

Il mercato del vinile, sempre in continua crescita, è oggi occupato da collezionisti e superfan: il 48% dei nuovi dischi non viene mai riprodotto.

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Il mercato del vinile conquista sempre più consumatori, anche se la gran parte degli acquisti proviene dai fedelissimi sia del formato che degli artisti. E non è tutto, poiché circa il 48% di tutti i nuovi 33 e 45 venduti non viene mai ascoltato dai possessori. È quanto spiega un’indagine composta dall’Entertainment Retailers Association (ERA) nel Regno Unito, pubblicata da BBC.

Secondo i dati raccolti dall’associazione, su un campione rappresentativo di consumatori britannici, sono i cosiddetti “superfan” ad affollare il mercato del vinile: si tratta di ascoltatori molto legati ai loro artisti di riferimento, così come al solco, quindi disposti ad acquistare qualsiasi prodotto relativo a una determinata band a scopo di collezionismo. Le vendite ai superfan rappresentano ben il 72% del settore di 33 e 45 giri, con una spesa media annuale per questi acquirenti di circa 400 sterline, più di 450 euro.

Per quanto riguarda la spesa media per singolo vinile, sebbene il mercato dell’usato e del collezionismo stia andando per la maggiore, è per questi acquirenti di circa 20 sterline l’anno, con una media di 19 album acquistati ogni singolo anno. Non è però tutto poiché, così come già accennato in apertura, il 48% dei dischi acquistati dai collezionisti non viene mai ascoltato: il timore è quello di rovinarne non solo i solchi, ma anche copertine ed eventuali confezioni.

Nonostante questo trend, il ritorno del vinile rappresenta uno dei fenomeni più interessanti per l’universo musicale. Nel 2017, 4.1 milioni di dischi sono stati venduti nel Regno Unito, una cifra a cui non si assisteva dal 1990. E, sebbene al momento lo streaming vada per la maggiore e il vinile raccolga dal 3 al 10% del mercato, questo settore raccoglie tutti gli ascoltatori alto-spendenti. Si tratta quindi di un business particolarmente remunerativo, seppur la produzione di dischi richieda ovviamente costi più alti rispetto ad altri formati.

È singolare notare, così come il CEO dell’Association of Indipendent Music Paul Pacifico ha sottolineato, come l’elevato prezzo non sia tuttavia vissuto come un obbligo dagli appassionati:

Le persone spendono di più per il vinile non perché costrette, bensì perché lo vogliono. Vogliono una rappresentazione fisica della loro connessione emozionale con l’artista.

In definitiva, la dematerializzazione della musica con l’avvento dei formati digitali ha spino gli utenti a un movimento contrario, il ritorno a supporti da vedere, sentire e toccare.

Fonte: BBC • Immagine: Unsplash