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Il futuro che forse non vorremmo, ma che arriverà

Dal team X un concept affascinante e inquietante: un futuro in cui i comportamenti dell'intero genere umano saranno influenzati, per il bene di tutti.

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Capita talvolta che la realtà superi l’immaginazione, nel bene e nel male. Se a metà del secolo scorso la letteratura sci-fi immaginava l’avvento di androidi e intelligenze artificiali, ora abbiamo entrambe le cose. Tra non molto disporremo di auto volanti e robot in grado di svolgere le faccende domestiche. Quanto manca prima di veder prendere corpo ai fantasmi immaginati da Black Mirror?

The Selfish Ledger

Il laboratorio X di Google si è posto la domanda, fantasticando sull’avvento di un futuro in cui gli algoritmo non si limiteranno a catalogare e organizzare le informazioni al fine di semplificarne la fruizione, né si fermeranno entro i confini di quanto concerne la sfera privata di ognuno di noi. The Selfish Ledger è la visione di Nick Foster, numero uno del team Design, che si concretizza in un filmato da nove minuti realizzato nel 2016, ma pubblicato solo oggi sulle pagine di The Verge.

Partendo dal volume Philosophie Zoologique (1809) del naturalista francese Jean-Baptiste Lamarck, che descrive la teoria dell’evoluzione pre-darwiniana del lamarckismo, descrive un’era in cui la conoscenza basata sull’analisi delle informazioni raccolte dall’intero genere umano potrà essere impiegata per modificarne i comportamenti e le attitudini, inducendo azioni e condotte che sul lungo periodo porteranno al raggiungimento di un obiettivo comune e superiore. Un inedito approccio alla risoluzione di problematiche legate, ad esempio, a malattie e povertà. Pura utopia, cosa da scenari fantascientifici? Oppure prospettiva concreta nell’epoca dei Big Data e di un progressivo affidamento di tutto ciò che ci riguarda alle piattaforme online?

Propendiamo per la seconda ipotesi. Dopotutto, a ben pensare nella nostra quotidianità già oggi preferiamo un ristorante a un altro sulla base delle recensioni altrui e consultiamo il rating di un film prima di andare al cinema. Siamo arrivati a eleggere l’uomo più potente al mondo facendoci influenzare da campagne strutturate ad hoc sui social network. Sebbene quella di Foster sia una visione, non ci sentiamo di definirla poi così fuori dalla nostra portata, che ci piaccia o meno. Forse non è il futuro che vorremmo, ma con tutta probabilità è quello che avremo.

Google Resolutions

In che modo potrebbe mai prendere vita questa sorta di influenza dall’alto del comportamento collettivo? Attraverso un sistema che in The Selfish Ledger (il nome è un omaggio alla pubblicazione The Selfish Gene di Richard Dawkins del 1976) viene chiamato Google Resolutions. I dati risultanti dall’analisi delle informazioni riguardanti azioni, decisioni, preferenze, spostamenti e relazioni possono confluire all’interno di quello che viene definito un registro globale, il libro mastro dell’umanità. Da qui una sorta di “consapevolezza aggregata” di ciò che correla un’azione alla sua reazione e la possibilità di condizionare l’atteggiamento di ognuno.

Nel filmato, Resolutions propone all’utente di selezionare alcuni obiettivi che gli stanno a cuore, di cui potrà beneficiare direttamente o che influiranno positivamente sugli altri, come “mangiare più sano”, “proteggere l’ambiente” o “sostenere le attività locali”. In conseguenza verrà suggerito l’acquisto di un prodotto venduto da un commerciante vicino, la fruizione di un servizio eco friendly e così via. Piccole azioni quotidiane e personali, che se rapportate su scala possono contribuire a modificare dinamiche globali.

Ancora, il Ledger immaginato dal laboratorio X sarà in grado di riconoscere quali informazioni mancano per rendere più preciso e affidabile il modello comportamentale elaborato, attivandosi per portare l’utente a fornirgliele. Nell’esempio il complesso sistema di intelligenza artificiale vuol conoscere il peso dell’utente e si mette alla ricerca di dispositivo in grado di misurarlo, arrivando addirittura a crearlo da sé (ricorrendo alla stampa 3D) nel caso in cui fosse possibile.

La visione rappresentata in The Selfish Ledger parte da un presupposto: i dati hanno la capacità di sopravvivere a chi li genera, costituendo un potenziale valore che potrebbe essere messo a disposizione di tutti, anche di chi verrà dopo di noi. I nuovi individui potranno così beneficiare della conoscenza accumulata dalle generazioni precedenti, codificata in pattern specifici.

Uno scenario affascinante e al tempo stesso inquietante. Un argomento delicato che emerge nel momento in cui il dibattito sul trattamento dei dati personali e sulla privacy si è fatto più intenso e serrato che mai. Google sottolinea in ogni caso che The Selfish Ledger non è un’iniziativa connessa ad alcun prodotto, servizio o dispositivo in cantiere e che il fine ultimo (e unico) del progetto è quello di stimolare la discussione a proposito di ciò che verrà.

 Capiamo che questo possa risultare disturbante: è pensato per esserlo. Si tratta di un esperimento intellettuale del Design team, risalente ad anni fa, che utilizza una tecnica conosciuta come “speculative design” per esplorare il potenziale di idee e concept al fine di stimolare discussioni e dibattiti. Non è legato ad alcun prodotto corrente o futuro.