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Iliad, le Simbox nel mirino del Governo

Le Simbox finiscono nel mirino del Governo; l'accusa è che il loro funzionamento non rispetti le norme in materia di antiterrorismo.

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Le Simbox di Iliad sono finite nel mirino del Governo italiano. Come ha evidenziato il Ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, il sistema di distribuzione automatico delle SIM dell’operatore francese non rispetterebbe le norme in materia di antiterrorismo. Un problema di cui sarebbe stato informato anche il Ministero dell’Interno in quanto il solo rischio di avere una SIM non registrata per utilizzi da parte di organizzazioni terroristiche o criminali, potenzialmente mette a serio rischio il Paese. Il Ministro Luigi Di Maio, inoltre, ha anche ventilato l’ipotesi che il sistema presenti problemi di concorrenza sleale.

Riguardo, comunque, il problema del mancato rispetto delle norme in materia di antiterrorismo, il nodo della questione sarebbe da ricercarsi nel fatto che la SIM viene attivata prima che la registrazione del documento di identità venga finalizzato dal terminale. In realtà, a questa accusa, l’operatore ha già ribattuto che il documento di riconoscimento viene registrato in tempo reale. Proprio per questo saranno condotte delle verifiche per stabilire l’esatto funzionamento delle Simbox e capire se sono regolari oppure no. Il Ministro Luigi Di Maio ha anche aggiunto che sono state inviate ad Iliad delle prescrizioni affinché adegui le Simbox alle norme antiterrorismo.

Il Decreto Pisanu attorno al quale ruota l’intera vicenda dei distributori automatici di SIM dell’operatore francese, evidenzia che gli operatori debbano verificare in maniera certa e sicura l’identità degli utenti prima di attivare una SIM. Anche le Simbox di Iliad provvedono ad identificare gli utenti ma con una modalità giudicata non regolare. Gli altri operatori, infatti, attivano le SIM solo di persona o attraverso la consegna della scheda attraverso il postino, modalità, comunque, che prevedono la presenza fisica del cliente che deve essere riconosciuto.

Iliad, invece, adotta una modalità più semplice ma proprio per questo giudicata non regolare. Nelle Simbox, infatti, l’utente effettua la scansione del suo documento di identità e registra un mini video in cui accetta le condizioni contrattuali dell’operatore.

Secondo le accuse lanciate in passato anche da altri operatori italiani, questa prassi permetterebbe di attivare le SIM anche utilizzando nomi falsi in violazione con quanto prevede il Decreto Pisanu e, quindi, con tutti i rischi di sicurezza del caso.

Iliad, dal canto suo, ha sempre affermato che se il processo di validazione della richiesta non va a buon fine, la SIM non si può attivare.