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Google Dataset Search, più dati per la scienza

Il motore di ricerca di Google fa un passo avanti, e lo compie in direzione della ricerca e della scienza lanciando il servizio Dataset Search.

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Il motore di ricerca di Google fa un passo avanti, e lo compie in direzione della ricerca e della scienza. Oggi il colosso di Mountain View ha infatti lanciato Dataset Search, servizio che permetterà ai ricercatori di scovare nella rete dataset molto specifici, strumento che farà tra l’altro “coppia fissa” con Google Scholar, il popolare motore di ricerca per trovare sul web studi e report accademici.

Da oggi tutte le istituzioni che pubblicano dati online, come università o enti pubblici (persino i governi), dovranno includere dei tag di metadati all’interno delle loro pagine web che descrivano i loro dati, inclusi chi li ha creati, la data di pubblicazione, come sono stati raccolti e così via. Tutte queste info saranno poi indicizzate da Google e combinate con le informazioni del Knowledge Graph.

L’obiettivo è quello di unificare decine di migliaia di repository per i dataset online. Questo perché la pubblicazione dei dataset al momento è ancora molto frammentaria: molti domini scientifici si appoggiano ai loro repository, e lo stesso fanno diversi governi e autorità locali .

Nella sua versioni iniziale il Dataset Search di Google riguarderà le scienze ambientali e sociali, i dati governativi e i set di dati di organizzazioni di notizie come ProPublica. Se però il servizio dovesse crescere – come auspica evidentemente bigG – la quantità di dati indicizzati dovrebbe aumentare rapidamente nel corso del tempo.

Accolta molto positivamente l’entrata “in gioco” di Google per via della sua capacità di facilitare un processo complesso come la ricerca dei dataset, sottolinea Jeni Tennison, CEO di Open Data Institute:

La ricerca dei set di dati è sempre stata una cosa difficile da supportare, e spero che l’intervento di Google la renda più semplice. Per creare un motore di ricerca decente, è necessario sapere come costruire sistemi user-friendly e capire cosa intendono le persone quando digitano determinate frasi.

Fonte: The Verge