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Ring risponde alle accuse di privacy

Ring, che produce IoT per la domotica ha dovuto ammettere l'accesso ai contenuti dei clienti da parte dei dipendenti col rischio di lesione della privacy.

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Ring, che realizza oggetti per la sicurezza smart della casa, ha dovuto rispondere ad una serie di accuse circa la violazione della privacy dei suoi utenti.

Stando a quanto diffuso nei giorni scorsi, la compagnia avrebbe permesso ai dipendenti di accedere ai feed delle registrazioni, anche live, ottenute dai prodotti casalinghi, tra cui campanelli e webcam connesse ad internet. Questa la dichiarazione rilasciata nelle ultime ore:

Prendiamo molto sul serio la privacy e la sicurezza delle informazioni personali dei nostri clienti. Per migliorare il nostro servizio, visualizziamo e annotiamo alcune registrazioni video di Ring. Queste provengono esclusivamente da filmati condivisi pubblicamente dall’app Neighbors (in conformità con i nostri termini di servizio) e da una piccola parte di utenti che hanno fornito il loro esplicito consenso per l’accesso a tale fine. I dipendenti non hanno accesso ai livestream ad alcun prodotto della casa.

Per il sito The Intercept però le cose vanno diversamente. Ring avrebbe infatti dato ai suoi dipendenti pieno accesso alla cronologia delle telecamere in diretta, sia di quelle a uso interno che esterno,  tanto che qualche collaboratore ha persino un ingresso illimitato a tutti i device che vuole, senza problemi. Apparentemente, è stato creato un team che monitori proprio le attività quotidiane, tra cui effusioni amorose, furti e altri illeciti.

Nonostante le parziali ammissioni della compagnia e lo spiegare la necessità delle operazioni giustificandole, una fonte ha spifferato al portale di sicurezza che basta l’indirizzo email di un cliente per entrare negli account live. La notizia segue una settimana trionfale per Ring al CES 2019, dove ha rivelato un totale di 13 nuovi prodotti, da fotocamere a spioncini, fino ad una serie di lampadine intelligenti.