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Si sta per spegnere il sogno AR di Meta

Sull'orlo della chiusura la startup che voleva rivoluzionare la realtà aumentata con un paio di occhialini inseguiti anche da Lenovo, Tencent e Dolby.

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Meta, una startup che ha recentemente lanciato la sua seconda generazione di occhialini per la realtà aumentata, i Meta 2, sta andando in bancarotta a causa della violazione di un brevetto detenuto dalla Genedics. Divenendo “insolvente”, la società ora rischia una chiusura totale, nonostante in passato il suo nome fosse stato accostato a quello dei grandi player della tecnologia come Lenovo, Tencent, Dolby e Comcast.

Secondo le fonti, Meta avrebbe violato i brevetti relativi ai “metodi di interazione dell’utente tramite un interfaccia con cui manipolare di immagini e oggetti in uno spazio tridimensionale”. La proprietà del brevetto, nelle mani di Genedics pare aver portato Meta a vendere le attività a terzi per poter far fronte alla multa. Nonostante ciò, la compagnia continua a vendere i Meta 2, dispositivi di nuova generazione che promettono (o promettevano) di accedere a contenuti di realtà aumentata in maniera semplice ed efficace, al contrario di quanto negli anni ha dimostrato di poter fare Google, con i Glass, oppure Microsoft con i ben più costosi e prevedibili Hololens. Il prezzo è però fuori portata: quasi 1.500 dollari.

Il visore 2.0 vanta un display con risoluzione di 2.560 x 1.440 e consente agli utenti di “toccare” e interagire con oggetti virtuali utilizzando una fotocamera frontale da 720 p e una serie di sensori per il tracciamento della posizione. Dopo aver accettato i primi preordini all’inizio del 2016, Meta ha avviato le spedizioni a dicembre 2016, con un’apertura della vendita online globale solo nel 2018.

Purtroppo le vicende burocratiche sembrano dover porre fine ad una startup che ha puntato molto sull’opportunità di creare un framework molto interessante per i mondi AR, ad oggi delegati a qualche esperienza di business. Durante un talk del Ted, la compagnia aveva raccolto il favore dei presenti grazie ad un prototipo di applicazione in cui gli ologrammi sembravano davvero prender vita dinanzi all’utente.  Un mondo olografico di cui Meta non farà più parte.

Fonte: Techcrunch • Immagine: Meta