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LG G8 ThinQ e V50 ThinQ: prime impressioni

Prime impressioni sui nuovi smartphone LG G8 ThinQ e V50 ThinQ presentati al Mobile World Congress 2019 di Barcellona.

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A dispetto di tutti gli altri produttori che hanno presentato dispositivi rivoluzionari in questa ultima settimana, LG ha presentato, in una conferenza incentrata sul 5G molto più del previsto, i nuovi top di gamma delle linee V e G: G8 ThinQ e V50 ThinQ 5G. Per il mercato italiano, questa conferenza ha poco di concreto nel breve periodo: V40 ThinQ è sugli scaffali da pochi giorni e V50 ThinQ 5G sarà disponibile sono quando arriverà il 5G, quindi non prima di giugno.

LG G8, invece arriverà nella variante G8s ThinQ, che non è una variante economica, ma quella specifica per il mercato italiano.
G8 ThinQ e V50 ThinQ prendono, in una visione d’insieme, due strade ben distinte: il primo è un evoluzione naturale del predecessore, il secondo è una solidificazione degli ottimi risultati raggiunti.

Entrambi, però, osano in modi diversi: G8 integra un nuovo sensore ToF sulla fotocamera anteriore, che permette un’inusuale tipo di riconoscimento biometrico: quello del sistema venoso; V40 ha un’interessante accessorio che, opportunamente agganciato alla scocca posteriore tramite un magnete molto simile a quello già visto con le Moto Mod di Motorola, permette di avere un secondo schermo che si può aprire e chiudere a piacimento. Il secondo schermo può essere utilizzato sia per migliorare il multitasking (due app in contemporanea, una di fianco l’altra) che per abilitare tutta una serie di controlli aggiuntivi per lo smartphone. Uno tra tutti: un controller virtuale per i videogiochi (qualcuno forse ricorda ancora il Sony Xperia Play, sul mercato nel 2011, che aveva una struttura simile, ma con controller fisico).

LG G8 ThinQ

LG (immagine: LG).

“Non si tratta di un competitor agli smartphone pieghevoli, non è questo il nostro intento”: secondo Claudio Castellano, Marketing Manager della divisione Mobile Communications di LG. E invece è proprio quello che il pubblico – e la stampa – ha capito. E non è per forza un aspetto negativo. La soluzione di LG è semplice, immediatamente attuabile, poco futuristica ma sicuramente più economica di quelle di Huawei e di Samsung.

“V50 ThinQ sarà molto probabilmente venduto in bundle” con l’accessorio per il dual screen, continua Raffaele Cinquegrana, Product Manager. E il costo non sarà proibitivo, come è lecito pensare.

Di per sé, V50 ThinQ è già un prodotto di fascia alta e sarà difficile immaginarlo senza l’accessorio Dual Screen, che lo rende completo e ‘pronto per il 2019’.

Sì, perché il 2019 è ormai, come il Mobile World Congress ha mostrato, l’anno degli smartphone pieghevoli, dei foldable. Uno smartphone non pieghevole attira meno attenzione. LG, pure non volendo esplicitamente porre un guanto di sfida, lo ha fatto. E la sensazione è che potrebbe attirare su di sé pià attenzione di quanta se ne possa immaginare.

V50 ThinQ, ad un primo contatto, sembra una potente evoluzione di V40, con una fotocamera eccellente e un corpo leggerissimo.
Al contrario, G8 ThinQ è “qualcosa di diverso”, per usare le parole di Castellano.

“Tutti hanno mostrato i loro [smartphone] foldable qui, ma noi la tecnologia ce l’abbiamo da tempo, e l’abbiamo già mostrata con il nostro TV 8K. Con G8 abbiamo voluto sperimentare qualcosa di diverso”, continua Castellano.

Con G8 ThinQ, si apre la porta alle air gesture, ovvero ai controlli dello smartphone con la mano. Funziona tutto con il sensore ToF nella fotocamera anteriore, ma per ora serve solo a controllare il volume, aprire due app pre-selezionate e mettere in pausa o riprodurre delle canzoni, oltre che per l’inusuale riconoscimento biometrico del sistema nervoso.

LG lo chiama Air Motion e promette che sia funzionante alla luce intensa come al buio e che, grazie alla tecnologia ToF, sia estremamente più preciso del Face ID di iPhone.

Durante la conferenza e nell’area di prova dei prodotti, LG ha mostrato che può creare qualcosa di nuovo senza guardare la concorrenza (con G8) e fare concorrenza su segmenti di mercato con soluzioni estreamente semplici (con V50).

Ma l’ultima parola spetta all’ecosistema, come sempre è stato: in entrambi i casi, i nuovi approcci possono funzionare solo se gli sviluppatori hanno la possibilità di costruire applicazioni su queste nuove tecnologie: il Dual Screen può diventare davvero utile se il secondo schermo serve a qualcosa di più che simulare un controller per videogiochi, e l’Air Motion può davvero fare la differenza se tutte le app possono usufruirne.