Perché la CFO di Huawei cita in giudizio il Canada

Meng Wanzhou, CFO di Huawei, ha citato in giudizio la Royal Canadian Mounted Police, le guardie canadesi, per violazione dei suoi diritti civili.

Il CFO di Huawei e figlia del fondatore, Meng Wanzhou, ha avviato un procedimento legale contro il Canada per il suo arresto. La responsabile finanziaria del gruppo è in fase di estradizione negli Stati Uniti per far fronte alle accuse di violazione delle sanzioni contro l’Iran al fine di raggiungere un accordo commerciale.

Tuttavia, Meng è decisa a difendersi con forza dalle evidenze mosse da Washington, anche avanzando le sue di accuse, per quella che i legali ritengono sia stata una violazione dei diritti civili dell’imputata. Nel mezzo della discussione c’è la Canadian Border Services Agency e la Royal Canadian Mounted Police, la polizia nazionale a cavallo. Secondo la CFO, entrambi gli organi canadesi l’avrebbero trattenuta sulla frontiera senza spiegare alcunché, con la scusa di poter mettere in atto un controllo a tappeto della propria abitazione, senza alcuna avvisaglia di tutto ciò.

La difesa aggiunge che la polizia non ha nemmeno permesso alla Wanzhou di chiamare subito un avvocato, preferendo temporeggiare in attesa di muoversi come Stati Uniti e non solo come ambasciata sul territorio canadese. Questo è solo l’ultimo colpo di scena in una guerra legale che contrappone Cina e Stati Uniti. La scorsa settimana, gli States hanno presentato 23 accuse contro Huawei, oltre a quelle contro la stessa Meng, che la compagnia di Shenzen ha definito “abuso del trattato di estradizione bilaterale”.

Nel frattempo, al di qua del Great Firewall, Huawei ha arrestato due cittadini canadesi per rappresaglia mentre al MWC della scorsa settimana, la compagnia è salita sul palco per negare ancora una volta tutte le accuse ricevute negli ultimi mesi, affermando di non aver mai installato backdoor nei suoi prodotti, perché contrario alla leggi internazionali.

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