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Facebook, nuovi dati su diretta video della strage

Il video su Facebook è stato visto 4000 volte prima della rimozione, intanto in Australia procede con il blocco dei siti web che ospitano il video.

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Facebook ha rilasciato nuovi dati riguardo gli sforzi per fermare la condivisione dei video della strage nelle moschee in Nuova Zelanda dei giorni scorsi, in cui hanno perso la vita almeno 50 persone. L’obiettivo dei terroristi era quello di rendere questi attacchi più esposti possibili al mondo social e web, per diffondere soprattutto il folle manifesto: purtroppo in parte sembra ci siano riusciti, perché il video è stato poi diffuso su YouTube, Twitter e sui siti web di tutto il mondo, non solo in live streaming su Facebook.

Il social network di Mark Zuckerberg ha lavorato con la polizia neozelandese per aiutare nelle indagini. Per rimuovere il video della strage è stata usata una combinazione di tecnologie e segnalazioni degli utenti. Ecco i dati che ha rilasciato Facebook sulla diffusione del video:

– La diretta in streaming è stata vista meno di 200 volte durante il live. Nessun utente lo ha segnalato durante la diretta: in totale le visualizzazioni sono state circa 4000, prima della rimozione da parte di Facebook;

– La prima segnalazione di un utente sul video originale è arrivata 29 minuti dopo l’inizio del video e 12 minuti dopo la fine della trasmissione;

– Prima di essere avvisati del video, un utente di 8chan ha pubblicato un collegamento a una copia del video su un sito di hosting;

– Tutte e due le sparatorie sono state etichettate come attentati terroristici e ovviamente gli account personali dei responsabili sono stati rimossi da Facebook e Instagram;

– Durante le prime 24 ore sono stati eliminati 1,5 milioni di copie del video in tutto il mondo e 1,2 milioni in fase di upload.

Sono dati impressionanti, soprattutto quelli riguardo le copie dei video. Il filmato in queste ore è stato bloccato anche dalle società di telecomunicazioni australiane su dozzine di siti web. Telstra, Vodafone e Optus stanno bloccando siti come LiveLeak, conosciuto proprio per il caricamento libero anche di video disturbanti. Facebook e Twitter, anche se hanno ospitato il video, non sono stati bloccati.