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Tempo di Utilizzo e app: Apple spiega la rimozione

Apple non ha rimosso app terze da App Store perché concorrenti a Tempo di Utilizzo, bensì perché contenevano codice in violazione della privacy.

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Apple entra nel merito della polemica che, nel corso del weekend, l’ha vista coinvolta in merito alla rimozione da App Store di alcune applicazioni per il parental control. In particolare, Apple avrebbe rifiutato l’aggiornamento o l’approvazione di alcuni software in conflitto con Tempo di Utilizzo, il sistema incluso in iOS 12 per monitorare la durata d’uso degli iDevice e permettere ai genitori di impostare delle limitazioni per i propri figli. Così come ha spiegato la società di Cupertino, la questione non è relativa alla concorrenza di soluzioni di terze parti rispetto al sistema previsto in iOS, bensì la scelta deriverebbe dalla necessità di proteggere la privacy degli utenti.

La società di Californiana ha fatto sentire la propria voce con un comunicato apparso sul sito ufficiale del gruppo, pensato per spiegare le ragioni alla base della rimozione di alcune applicazioni di parental control. A quanto pare, questi software per iOS avrebbero fatto uso di un sistema in grado, almeno dal punto di vista teorico, di violare la privacy e la riservatezza degli utenti.

Abbiamo di recente rimosso diverse applicazioni di parental control da App Store e l’abbiamo fatto per una semplice ragione: mettono la privacy e la sicurezza dell’utente a rischio. È importante comprendere perché e come questo sia avvenuto. Nel corso dell’ultimo anno, ci siano accorti di come diverse fra queste applicazioni di parental control stessero usando una tecnologia altamente invasiva chiamata Mobile Device Management, o MDM. MDM fornisce il controllo e l’accesso a un device alle terze parti, includendo informazioni come la posizione, l’uso dell’app, gli account email, i permessi per la fotocamera e la cronologia di navigazione. Abbiamo cominciato a indagare l’uso di MDM da parte di sviluppatori non-enterprise all’inizio del 2017, aggiornando le nostre linee guida alla metà del 2017. MDM ha degli usi legittimi: le aziende a volte lo installano per avere un migliore controllo sull’hardware e i propri dati. Ma è incredibilmente rischioso – e una chiara violazione delle regole di App Store – installare MDM per il controllo del dispositivo di un consumatore privato.

Inoltre, Apple spiega di aver comunicato le violazioni rinvenute ai developer coinvolti, fornendo loro 30 giorni per fornire una versione aggiornata delle loro applicazioni, affinché potessero rimanere su App Store. I software aggiornati secondo le richieste del gruppo di Cupertino, quindi ora privi di MDM ma comunque in grado di fornire ai genitori soluzioni per il parental control, non sono stati rimossi dal negozio virtuale targato mela morsicata.

Fonte: Apple • Immagine: AzmanL via iStock