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Viva i camerieri in silicio!

Xiao Ai sono i due robot che hanno sostituito i camerieri al Gran Caffè di Rapallo, una necessità che si chiama evoluzione.

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Per la nuova puntata della rubrica L’AI ci ruberà il lavoro? Oggi parliamo dei robot più famosi della costa ligure. Ne hanno parlato praticamente tutti i TG: in un bar-ristorante di Rapallo, ad affiancare i camerieri in carne e ossa sono arrivati, direttamente dalla Cina, due robot.

Al Gran Caffè di Rapallo, lo stesso posto dove pare si fermasse a bere una buona tazza di americano anche Hemingway, le bevande da qualche giorno vengono portate al tavolo da due Xiao Ai, generazioni di robot nati proprio per questo millenario mestiere, servire i commensali. Il titolare del bar, tale Gabriele Hu, di origini cinesi, ha sentenziato: «Nessuno sarà sostituito dai robot». E infatti, a prendere le ordinazioni ai tavoli sono umani in carne e ossa mentre ai robot è destinato il compito di consegnare i piatti. Noi non ci crediamo.

Tutta questione di software, servirà poco tempo e con un aggiornamento di poco conto, anche Xiao Ai, potrà ascoltare le richieste dei clienti, magari tramite un pannello touch in stile McDonald’s oppure utilizzando il sintetizzatore vocale e il riconoscimento automatico, per interloquire con le persone. Del resto, una tecnologia del genere porta con sé solo vantaggi: i due robot sono costati al Caffè di Rapallo “solo” mille euro cadauno, tagliando compreso. Al netto di quello che potrà accadere e alle necessità di riparazione, non si arriverà mai a sostenere costi identici a quelli del personale umano. Vogliamo ribadire, per l’ennesima volta, che i robot: non scioperano, non vanno in ferie, non si lamentano, non si ammalano, non si stancano. Diciamo la verità: dinanzi a una possibilità del genere quale imprenditore sceglierebbe l’etica e non il profitto?

Abbiamo parlato dei vantaggi, e ce ne saranno anche per noi, in quanto razza debole. Con il tempo, lavori come quelli dei camerieri non saranno più roba nostra e questo è un bene: possiamo credere tranquillamente ai lungimiranti scienziati e ricercatori quando dicono che l’affermarsi delle macchine procederà, di pari passo, con l’evoluzione dell’operato umano. Ci vediamo sempre più dietro ai computer, in ruoli decisionali, meno o più importanti, e meno nel mezzo della “fatica”. Aspettiamoci un panorama del genere anche nel mezzo dei cantieri, nei magazzini, per i cosiddetti impieghi “usuranti”.

Giustamente, i camerieri odierni si preoccupano e hanno tutte le ragioni per farlo. Il sentiment è questo: ti piazzo un robot vicino, che impara come si lavora e domani al tuo posto ci sarà lui. La capacità dei governi e delle aziende sarà rendere dolce e indolore questo switch, accompagnando l’impiegato attuale ad abituarsi a fare altro. Persino mansioni in parte meccaniche, come quelle svolte dai chirurghi, saranno pane per i denti degli automi. Evitare un processo del genere vorrebbe dire evitare la stessa innovazione.