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Innovazione, le criticità italiane

Italia agli ultimi posti della classifica europea sull'innovazione, il problema numero uno è la formazione: iniziative IBM nell'alternanza scuola lavoro.

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Chissà se un maggior coinvolgimento delle donne nel settore digitale potrebbe portare a un potenziamento del sistema paese dell’innovazione: perché, come ha ricordato Floriana Ferrara, master inventor e presidente Fondazione IBM, in occasione di Campus Party 2019, siamo in coda alle classifiche europee e internazionali. Per la precisione, il Desi ci colloca al 24esimo posto fra i paesi Ue, zona del mondo che, tutta insieme, è al sesto posto nel mondo (dietro a Corea Del Sud, Cina, Brasile, Sudafrica e Giappone). L’esperta ha presentato i dati nell’ambito di un ragionamento sulla scarsa presenza femminile nel mondo del lavoro digitale, con una sorta di passo indietro rispetto ai primi anni, o decenni, della tecnologia.

Esempio: l’Apollo 11, ovvero la missione di cui festeggiamo i 50 anni proprio in questo 2019: «C’erano tantissime donne, tecniche IBM, che hanno supportato la missione sulla luna». Oggi, invece, la presenza femminile nei settori hi-tech è diminuita. E, più in generale, il sistema paese ha bisogno di stimoli che riguardato l’innovazione tutta. Perché, appunto, le classifiche internazionale ci vedono ancora indietro.

Fra l’altro, il problema riguarda trasversalmente l’intero paese, non ci sono divari particolari fra Nord e Sud. Tutte le regioni italiani, anche quelle con le performance migliori, sono classificate nel Desi fra gli innovatori moderati. Dunque, la sfida per l’innovazione in Italia è solo all’inizio. Per vincerla, si è insediato il team digitale, diretto per tre anni da Diego Piacentini e ora sotto la guida di Luca Attias, che porta avanti progetti di digitalizzazione della pubblica amministrazione.

Ma il punto non è solo l’infrastruttura. «Il problema numero uno è quello delle competenze». E qui possono intervenire le iniziative dei big, come IBM, ad esempio nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. Con il progetto “Digitale per fare” in tre anni sono state coinvolte 500 scuole in 8 regioni italiane, con 10mila studenti ai quali sono state fornite oltre 300mila ore di formazione tra lezioni teoriche e attività pratiche. E con il Progetto Nerd, dedicato invece specificamente alle studentesse delle superiori, che dal 2013 ha coinvolto 4mila 900 ragazze fra Roma, Milano, Bari, Padova, Napoli, Alessandria, Genova.

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