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In congedo il cofondatore di Google DeepMind

Mustafa Suleyman resterà fuori da DeepMind fino a tutto il 2019, se non di più e questo non è un buon segno per il braccio IA di Google.

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Varie speculazioni sono cominciate a circondare il futuro della divisione DeepMind di Google dopo che uno dei suoi fondatori è stato messo in licenza fino alla fine del 2019.

DeepMind è l’ala di intelligenza artificiale di Google, con sede a Londra e già leggendaria per aver creato AlphaGo, l’IA che ha battuto il miglior giocatore di Go umano al mondo. Ma visto il vociferato accumulo di debiti, forse è questo il momento migliore per il cofondatore Mustafa Suleyman di prendersi una pausa. Google non ha spiegato, e probabilmente non spiegherà, il motivo del fermo ai box del co-fondatore, limitandosi a dire che:

Mustafa si sta prendendo un po’ di tempo in questo momento dopo 10 anni frenetici

Una decisione che pare sia stata reciproca ma non ci metteremmo la mano sul fuoco. C’è qualche dubbio sul fatto che la mossa possa dipendere da uno dei maggiori problemi dell’IA: quello dell’etica. La società ha già sbagliato le leggi sulla privacy per aver condiviso troppi dati medici in alcuni dei suoi progetti. Sebbene quell’iniziativa, conosciuta come Streams, progettato con il Royal Free Hospital di Londra per monitorare in modo intelligente i pazienti con patologie ai reni, sia migrata in Google Health, il controllo è rimasto a DeepMind, così come tanti altri su progetti in essere.

Google aveva speso 400 milioni per acquistare il nascente laboratorio di intelligenza artificiale nel 2014, preannunciando gli inizi del perno dell’azienda verso una strategia AI-first.

Suleyman ha ammesso che parte del ruolo di DeepMind coinvolgerà l’analisi di enigmi etici e la ricerca di percorsi nuovi attraverso essi, ma il problema di Streams sembra aver spaventato molti potenziali partner e investitori. Il team di Suleyman si è occupato principalmente dello sviluppo del business, ovvero dei modi per trarre profitto dal lavoro dell’azienda. Alla fine il gruppo avrà il suo da farsi: tutto il mondo sta virando verso l’IA ma lo sta facendo con più cognizione di quanto si credesse ieri.