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Il futuro della tecnologia è sempre più personale

Qualcomm punta sempre di più sul mobile, con un set di chip per ogni dispositivo connesso.

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Secondo lo State of Play Report 2019, uno studio promosso da Qualcomm sull’utilizzo di dispositivi audio, la qualità dell’audio è il primo driver di acquisto per un utente. Da questi presupposti parte l’analisi di Qualcomm per mostrare lo sviluppo di nuovi chip dedicati al mercato degli hearables, i dispositivi connessi che si inseriscono nelle orecchie e che non sono più assimilabili solamente alle cuffie.

Gli hearables possono considerarsi un segmento dei wearables, i dispositivi che si indossano senza fili. Se lo smartwatch (un altro segmento dei wearables) può essere considerato superfluo da molti, un dispositivo hearable è sicuramente più ricercato dal mercato mainstream.

Qualcomm

I chip Qualcomm per gli hearables

Il 63% degli utenti che compra cuffie, secondo lo studio Qualcomm, ritiene che l’audio ad alta risoluzione sia il primo criterio di scelta.

Gli utenti richiedono che gli hearables, però, abbiano un’autonomia molto maggiore di quanto sia oggi. La percezione dell’utilizzo di un ‘pod’, una cuffia wireless senza corde, non è più quella di dispositivo per il solo ascolto di musica, ma di dispositivo di connessione vocale al proprio smartphone o computer o tablet, per un accesso hands-free e eyes-free al dispositivo, tramite attivazione di un assistente vocale connesso al dispositivo.

I chip Qualcomm QCC3026 e QCC5121 sono la risposta a questa esigenza: processore quad-core, supporto aptX e soprattuto consumo ultra-ridotto per un autonomia maggiore: un esempio sono le TRACK Air e TRACK Air+, earbuds di LIBRATONE, produttore danese evidenziato da Qualcomm come uno degli esempi di applicazioni dei loro chip.

Qualcomm

I chip Qualcomm per gli shareables

Anche il 64% degli utenti che compra smart speaker e il 78% degli utenti che acquista sistemi home theatre e soundbar ritiene che la qualità dell’audio sia il primo criterio di scelta per l’acquisto.

Smart speaker e soundbar, invece, ricadono nella definizione di shareables, dispositivi che si condividono: al quale più utenti possono accedere in diversi momenti. L’esigenza è quella di costruire prodotti che siano il più possibile aperti a qualsiasi piattaforma, per esempio con la scelta del proprio assistente vocale preferito.

A rispondere a questa esigenza è la serie di chip QCS400, che integra CPU, GPU, modulo Audio, modulo Display, Wi-Fi, Bluetooth, modulo dedicato alla sicurezza e modulo DSP. Un esempio evidenziato da Qualcomm è dato dalle due linee di soundbar di Yamaha, la Musiccast bar (modelli 40 e 400) e la YAS (modelli YAS-109 e YAS-209).

I chip Qualcomm per i wearables

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Il trend dei wearables, invece, è paradossalmente più recente ma con una crescita anno su anno maggiore. Ad oggi, ci sono circa 200 dispositivi sul mercato e Wear OS è copre l’80% dello share. I wearables possono essere di tantissimi tipi diversi: smartwatch (di lusso, fashion, generici o sportivi), smartwatch per bambini, trackers (per bambini, animali, anziani, oggetti e per la forma fisica) e infine i companions (smart card o clip, flessibili, occhiali, scarpe o vestiti).

Qualcomm propone una serie di chip per ogni tipo: la serie 3100 (con consumi ultra-ridotti) per gli smartwatch, la serie 2500 per gli smartwatch per bambini, la serie 1100 (con supporto a Linux e connettività Cat 4 o 1) e la serie 1200 (anche con connettività NB-IoT) per gli smart tracker.

Tutti i chip sono utilizzabili anche sui companions.

L’esempio riportato da Qualcomm è il nuovo Smartwatch PUMA con Wear OS by Google, uno smartwatch per sportivi con sensore per il battito cardiaco, GPS e Assistente Google, presentato durante IFA.

Everything connected

È ormai chiaro che il numero e il tipo di dispositivi che possono collegarsi ad internet è estremamente elevato: Qualcomm ha chiarissima la segmentazione e monitoria costantemente le condizioni di utilizzo e le sue variazioni, proponendo chip sempre migliori.

Rimangono, però, alcuni punti non ancora risolti completamente: l’autonomia di uno smartwatch con Wear OS è assimilabile a quella di un Apple Watch, e non è accettabile (nemmeno per l’Apple Watch), contando che esistono produttori (Fitbit e Amazfit tra tutti) che rilasciano smartwatch con autonomia superiore ai 5 giorni (e anche molto di più).

Tutto sarà connesso: tra 5G e tecnologie IoT, l’unico quesito che rimane è il tasso di crescita a cui questa evoluzione avverrà.