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Facebook, collaborazione con il Garante contro il revenge porn

Accordo tra l'azienda americana e il Garante della Privacy contro il revenge porn. Aperto un canale di emergenza per le potenziali vittime.

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Accordo importante fra Facebook Inc. e il Garante per la protezione dei dati personali contro una delle forme più odiose di violenza sulle donne e, più in generale, contro la pornografia non consensuale, ovverosia il revenge porn. L’autorità mette infatti a disposizione sul proprio sito un canale di emergenza, dove le persone che temono che le loro foto o i loro video intimi possano essere diffusi senza il loro consenso su Facebook o Instagram, potranno segnalare questo rischio e ottenere che le immagini vengano bloccate.

Il canale di segnalazione preventiva è quello attivato lo scorso anno in Italia, come programma pilota, da Facebook e che è stato accessibile fino ad ora nel nostro Paese solo attraverso una associazione no profit. Adesso, quindi, le persone maggiorenni a rischio di una qualche forma di revenge porn possono dunque rivolgersi al Garante Privacy, consultando l’apposita pagina dedicata, per segnalarne l’esistenza in modo sicuro e confidenziale all’azienda di Mark Zuckerberg e farle bloccare.

Revenge porn, una vigliacca forma di violenza

Nella pagina predisposta dal Garante, le potenziali vittime di pornografia non consensuale trovano un modulo da compilare per fornire all’Autorità le informazioni utili a valutare il caso e a indicare all’interessato il link per caricare direttamente le immagini sul programma. Una volta caricate, le immagini verranno cifrate da Facebook tramite un codice “hash”, in modo da diventare irriconoscibili prima di essere distrutte e, attraverso una tecnologia di comparazione, bloccate da possibili tentativi di una loro pubblicazione sulle due piattaforme, come ha spiegato la società americana in una nota.

Utilizzando l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale, Facebook è in grado di rilevare, in modo proattivo, le immagini o i video di nudo che vengono condivisi senza permesso. Solo nel quarto trimestre del 2020, infatti, sono state identificate e rimosse 28 milioni di immagini di nudo e atti sessuali di adulti, nel 98,1% dei casi ancor prima che venissero segnalate da qualcuno”.

Un’ottima notizia, quindi, per cercare di combattere la piaga della cosiddetta “pornovendetta”, ovverosia la diffusione illecita e non consensuale, attraverso i social media, di foto e video sessualmente o pornograficamente rilevanti scattati nell’intimità di un’esperienza relazionale e destinati a rimanere privati, come subdola forma di vendetta da parte di un eventuale ex partner, è purtroppo un fenomeno preoccupante e in forte espansione.

Complice il facile accesso ai social e l’errata convinzione che sulla Rete “tutto è lecito”, perché chi delinque non subisce l’impatto immediato della “sanzione sociale” e giuridica, il “passaggio all’azione” è molto facile, e quando le autorità hanno la possibilità di intervenire, a volte è troppo tardi per le vittime, a quel punto esposte alla gogna pubblica di una società pronta comunque a giudicare il prossimo per trattarlo come un appestato, e a celebrarne un processo morale in suo danno anziché stringersi attorno a “lui/lei” in maniera solidale.

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