OnePlus passa a ColorOS di OPPO per la Cina

OnePlus dice addio alla propria versione di Android per il mercato cinese e si affida alla concorrenza: OnePlus 9 arriverà con ColorOS di OPPO.

OnePlus è pronta ad annunciare al Mondo la nuova serie di smartphone top di gamma, la linea OnePlus 9, e col debutto dei nuovi dispositivi si appresta a dire addio, al momento soltanto per il mercato cinese, alla sua variante di Android, OxygenOS, una versione più minimale che arriverà sui nuovi OnePlus 9 nel resto del Mondo.

Il cambio di sistema operativo – o meglio della variante del sistema operativo, la base è sempre Android – è stata annunciata per la Cina. Gli smartphone OnePlus 9 che saranno distribuiti in tutto il territorio cinese non monteranno OxygenOS, ma ColorOS, la variante di Android targata OPPO, società che fa parte dello stesso conglomerato cinese, BBK Electronics.

OPPO ha fatto davvero dei passi da gigante negli ultimi mesi e solo di recente è diventato il più grande brand di smartphone della Cina, sbaragliando la concorrenza. Il suo ColorOS – e ve lo possiamo confermare visto che stiamo recensendo il nuovo Find X3 Pro di OPPO – è davvero uno dei migliori sistemi operativi in circolazione, con interventi sulla personalizzazione mai visti prima. OxygenOS, al contrario, ha sempre fatto di un’esperienza più minimalista la propria bandiera.

I tempi, però, sono cambiati. Gli utenti chiedono una maggiore personalizzazione e per non restare indietro rispetto alla concorrenza in casa OnePlus hanno deciso di adottare una versione che esiste già anziché rivedere quella già messa a punto dall’azienda. La scelta è ricaduta su ColorOS, ma soltanto per la Cina.

L’annuncio ufficiale di OnePlus precisa che gli utenti del resto del Mondo, Italia inclusa, potranno acquistare i nuovi dispositivi della serie OnePlus 9 col sistema operativo OxygenOS, ma non ci dice se questo cambierà nel prossimo futuro o se OnePlus continuerà a lavorare su OxygenOS per il mercato internazionale e affidarsi alla versione di OnePlus soltanto per la Cina, anche se la prima ipotesi sembra al momento la più plausibile.

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