Internet 2002: un anno di notizie

Dalla conclusione del caso Microsoft, all'esplosione dell'open source; dal fenomeno dei Blog all'espansione dei servizi a pagamento. Le notizie più importanti vissute su Internet nel 2002
Internet 2002: un anno di notizie
Dalla conclusione del caso Microsoft, all'esplosione dell'open source; dal fenomeno dei Blog all'espansione dei servizi a pagamento. Le notizie più importanti vissute su Internet nel 2002

Rispetto alla scoppiettante fine degli anni Novanta, il 2002 è parso per la Rete un anno grigio. In realtà, numerose e significative sono le tendenze emerse negli ultimi dodici mesi per quanto riguarda Internet. Più che di anno grigio, è forse meglio parlare di anno in chiaroscuro. Più scuro che chiaro.

Il 2002 si era aperto sotto il segno dell’allarme terrorismo. Le macerie delle Twin Tower fumavano ancora e il governo statunitense era nel pieno di una campagna volta a rendere più stretto il controllo sulla Rete. Già all’indomani degli attentati, l’FBI aveva provveduto all’installazione di dispositivi Carnivore per intercettare le comunicazioni presso gli Internet Service Provider. Ma è nel 2002 che è entrato in vigore il Patrioct Act, una legge speciale che cancella tutta una serie di adempimenti e di garanzie ritenute di intralcio alle indagini antiterrorismo.

Ma il nuovo corso imposto dalla Casa Bianca al settore delle nuove tecnologie è collegato solo in parte alla minaccia terroristica; l’azione di Bush è stata condizionata anche, se non soprattutto, dallo spettro della recessione. Ne sa qualcosa Microsoft. Proprio alla vigilia dell’11 settembre, il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva rinunciato allo smembramento della società di Redmond ordinato ai tempi dell’amministrazione Clinton. Gli attentati di New York e Washington hanno impresso un’ulteriore accelerazione allo smantellamento della politica antimonopolistica da parte del presidente Bush: due mesi più tardi, il governo degli Stati Uniti e Microsoft trovavano un accordo che regalava a Bill Gates una comoda via d’uscita da tre anni di battaglie legali. L’accordo, rigettato da nove dei diciotto stati impegnati nella causa, è stato ratificato a novembre dal giudice Colleen Kollar‑Kotelly.

In questo modo, e con altri provvedimenti quali l’abolizione della Sales Tax (equivalente dell’IVA) sugli acquisti online, la Casa Bianca ha tentato di tamponare la crisi iniziata nel 2001 con la flessione del mercato pubblicitario online ed ancora in atto. Una crisi che ha costretto molti siti a provvedimenti drastici: il 2002 sarà ricordato anche, infatti, come l’anno dei servizi a pagamento. Yahoo! e Repubblica.it, solo per citare i casi più noti in Italia e all’estero, figurano tra le migliaia di siti che hanno inaugurato servizi a sottoscrizione. La via degli abbonamenti non si è rivelata finora in tutti i casi una risposta vincente contro la crisi; ma il tabù della gratuità a tutti i costi in Rete è stato infranto.

Un cambiamento di prospettiva che si nota anche nel settore più “puro” delle nuove tecnologie, quello dell’open‑source. Basti pensare a Lindows.com, la società fondata dall’ex-boss di MP3.com Michael Robertson che si propone di far girare su Linux i programmi progettati per Windows. Dopo aver vinto la causa con Microsoft per l’utilizzo del nome (Bill Gates e soci pretendevano l’esclusiva sul nome Windows e, di conseguenza, su quelli assonanti), Lindows.com ha potuto commercializzare il suo Lindows OS. Benché ancora zeppo di pecche, il sistema operativo di Robertson viene venduto a 129 dollari, un prezzo paragonabile a quello del concorrente Microsoft.

Terrorismo, recessione, crisi economica, fine della gratuità: un elenco di sciagure che potrebbe far parlare a buon diritto del 2002 come dell’Annus Horribilis di Internet. Ma se si guarda al cuore della Rete, ai segnali che vengono dalla sua comunità, si scoprono anche segnali positivi.

Per restare nell’ambito dell’open‑source, il 2002 è stato l’anno nel quale ha visto finalmente la luce la prima versione stabile di Mozilla, il browser basato sul codice di Netscape. Dopo cinque anni di travagliata gestazione, il gruppo di sviluppatori del Mozilla Project ha potuto rilasciare un browser completo, rispettoso di tutte le raccomandazioni del W3C, che si sta guadagnando una fetta sempre più consistente di appassionati anche perché, a differenza del cugino Netscape, è in grado di offrire funzionalità sconosciute al navigatore di casa Microsoft, Internet Explorer.

La vitalità della comunità del Web è testimoniata anche da un fenomeno che finalmente, negli ultimi 12 mesi, si è imposto all’attenzione del grande pubblico: quello dei blog, comunità di navigatori che hanno reinventato il modo di fruire l’informazione online, riprendendo le notizie pubblicate dai siti tradizionali e caricandole di nuovo valore grazie al dibattito tra i navigatori.

A chi crede che la buona volontà degli internauti non sia sufficiente a contrastare gli interessi dell’economia e della politica, in questo momento intenti a spingere insieme per la creazione di un’Internet maggiormente controllata e verticistica, basti guardare al caso di AOL Time Warner che, punita per il tentativo di voler trasformare la Rete in una sorta di televisione da fruire passivamente tramite collegamenti a banda larga, ha dovuto recentemente riscoprire la comunità. Oppure il caso della musica online: il 2002 è stato l’anno della definitiva morte di Napster; ma è stato anche l’anno in cui i servizi musicali a pagamento delle major discografiche sono stati snobbati dai navigatori, ancora legati alle comunità peer‑to‑peer che fioriscono in continuazione e forniscono tuttora un modello inarrivabile per qualunque tecnologia proprietaria.

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