Quale futuro per Movies.com?

Il sito tra i più ambiti (per via del nome) tra quelli di cinema è passato di mano dalla Disney alla Fandango che a causa delle difficoltà della madre Comcast ora lo utilizza unicamente come vetrina informativa per il suo servizio di vendita biglietti
Il sito tra i più ambiti (per via del nome) tra quelli di cinema è passato di mano dalla Disney alla Fandango che a causa delle difficoltà della madre Comcast ora lo utilizza unicamente come vetrina informativa per il suo servizio di vendita biglietti

È notizia dello scorso giugno che movies.com, quello che era uno dei siti più importanti (dato anche il nome) dell’orbita cinematografica, è passato di mano dalla Disney alla Fandango per una cifra all’epoca sconosciuta e ora rivelata dai bilanci di fine anno della casa di Topolino. Ma non sembra che l’affare stia fruttando il dovuto.

Fandango è una parte di Comcast, colosso americano della connettività via cavo che aveva tentato ad un certo punto anche di comprare tutta la Disney. L’affare poi non si risolse e si è quindi accontentato di prenderne una parte (movies.com) attraverso una sua controllata (Fandango) per la cifra di 17 milioni di dollari.

Movies.com aveva fallito nell’obiettivo di diventare la risorsa numero uno di informazioni cinematografiche da che aveva cambiato nome da MrShowbiz.com e alla fine non era decollato nemmeno come sito di cinema on demand in collaborazione con Fox. Ora sotto Fandango, che è uno dei più grandi venditori di biglietti online statunitense, il sito funziona come raccoglitore di informazioni finalizzate al business della compagnia madre.

Nulla di eclatante è stato fatto in proposito anche perchè Comcast non se la passa molto bene: il costo dell’abbonamento sale (del 12%) e la spesa dei consumatori scende. Ma non solo l’abbonamento subisce un innalzamento: anche i servizi on demand o le offerte basic cedono all’inflazione a causa dell’aumentato costo del business Comcast e per la crisi economica.

Ad ogni modo, comunica Comcast nella persona del vicepresidente Marc Lipford, «nonostante i nuovi prezzi il nostro cliente medio paga solo il 3,5% in più dell’anno scorso» grazie ad una lunga serie di offerte e sconti messi in piedi, i quali tuttavia non potranno durare per sempre.

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